Archivio mensile:dicembre 2016

La gabbia di sale

 

No.
Non imprigionarmi ancora
nel tuo sorriso.
Mi richiuderesti
in una gabbia di sale
che brucerà la mia carne.
Sciogli i lacci che mi stringono
legandomi al ricordo
dei tuoi occhi di velluto.
Lasciami farneticare
malfermo e libero,
sì, libero,
e io ti spoglierò dell’ordinario,
rivestendoti
con gli abiti folli
della mia poesia.

(Febbraio 2015)

 

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Archeologia ricoperta in via delle Botteghe Oscure, a Roma

 
 
 

Ho ritrovato queste foto nel mio pc. Le scattai, se non ricordo male, a settembre del 2012, alla cieca, intrufolando il braccio e la macchina fotografica tra le protezioni che delimitavano il cantiere. Si tratta di Via delle Botteghe Oscure, a Roma, tra Piazza Venezia e Largo di Torre Argentina. Erano in corso lavori per il prolungamento della linea tranviaria “8”, che dalla vecchio terminale di Largo di Torre Argentina sarebbe dovuta giungere a Piazza Venezia. Bene, i resti della città antica sono stati, in breve tempo, ricoperti per permettere il passaggio dei binari del tram. Una testimonianza fotografica di ciò che, probabilmente, non sarà mai più visibile ad alcuno!

 

 

 

 
 
 
 

Edgar Degas, Khalil Gibran e la Danza

 

 

Per un giorno, la corte del principe invita una danzatrice
accompagnata dai suoi musicisti.

Ella fu presentata alla corte,
poi danza davanti al principe
al suono del liuto, del flauto e della chitarra.

Ella danza la danza delle stelle e quella dell’universo;
poi ella danza la danza dei fiori che vorticano nel vento.
E il principe ne rimane affascinato.

Egli la prega di avvicinarsi.
Ella si dirige allora verso il trono
e s’inchina davanti a lui.
E il principe domanda:

“Bella donna, figlia della grazia e della gioia, da dove viene la tua arte?
Come puoi tu dominare la terra a l’aria nei tuoi passi,
l’acqua e il fuoco nel tuo ritmo?”

La danzatrice s’inchina di nuovo davanti al principe e dice:

“Vostra Altezza, io non saprei rispondervi,
ma so che:
l’anima del filosofo veglia nella sua testa.
L’anima del poeta vola nel suo cuore.
L’anima del cantante vibra nella sua gola.
Ma l’anima della danzatrice vive in tutto il suo corpo.”

Gibran Khalil Gibran, “La danzatrice“, da “Il vagabondo“, Feltrinelli, Milano, 1988

 

 

Edgar Degas (1834 – 1917), Opere (video da www.restaurars.altervista.org)

 

 

 

‘A mariola

 

S’io fosse ‘nu mariuolo
iesse a ‘rrubbà ppe te ‘nu mazzo ‘e rose,
‘n aniello cu ‘e brillanti e ‘na corona ‘e sposa.
Po’ me futtesse e ‘pprete d’ ‘a cima d’ ‘o Vesuvio,
nu centenaro ‘e cantare cu l’acqua ‘e Marechiaro
pe te fa ‘na piscina arò tu stai ‘e casa
e me ‘ncanta’ annascuso ‘ntramente te fai ‘o bagno.
S’io fosse ‘nu mariuolo iesse a ferni’ ‘ngalera
e llà alluccasse all’ate
ca è sulo ppe te si stongo carcerato.
S’io fosse ‘nu mariuolo e che mariuolo fosse,
‘nu povero ‘mbranato, ‘na meza tacca streveza.
Tu, si’ ‘a mariola vera, ‘na mastra di valore,
pecche’ sulo cu ‘ll’uocchie te si arrubbato ‘o core.

(Dicembre 2017)

 

 

 

 

 

La nascita, nell’Europa medievale, delle scuole laiche e delle Università, interpretata in maniera molto singolare

 

 

Quanto segue, è tratto dalla mia “Storia (non troppo seria) della Letteratura Italiana”, Il Filo, Roma, 2011, pag. 36

“…Verso la metà dell’XI secolo, tuttavia, qualcosa cominciò a cambiare. Qualcuno, infatti, decise di mettersi in concorrenza con la Chiesa. “Perché devono essere solo loro a insegnare, a scegliere le materie e i programmi? Perché la Bibbia deve rappresentare l’unico manuale di storia, geografia, letteratura, lingua, psicologia, fisica, chimica, architettura, ingegneria, astronomia, religione e pure educazione fisica?”. Molti uomini, allora, totalmente estranei ai ranghi ecclesiastici (questi ultimi avevano l’esclusivo controllo del sapere e lo trasmettevano come a loro più aggradava), quando si incontravano all’osteria, la sera, dopo cena, cominciarono a discutere di filosofia aristotelica la quale, anche attraverso le traduzioni e i commenti dei dotti arabi Avicenna e Averroè, era giunta in Occidente. Così, parla oggi, discuti domani, approfondisci un libro per dopodomani, i conversanti aumentavano sempre di più. Gli osti facevano affari d’oro, perché avevano messo la consumazione obbligatoria e, quando si faceva tardi, fittavano pure qualche camera per la notte con la prima colazione la mattina dopo. Ma la cuccagna, per i gestori di osterie e taverne, non durò troppo a lungo. Ben presto, in tanti decisero di riunirsi in luoghi più adatti alle discussioni, alla lettura e allo studio. Ed ecco che nacquero le prime scuole laiche e le Università che, in due secoli, dall’XI al XIII, sorsero in tutta Europa. Ogni città importante aveva la propria o le proprie. Vi si poteva studiare la filosofia, le lettere, il diritto e le cosiddette arti liberali, fondamento di tutta l’istruzione dei secoli precedenti: la grammatica, la retorica, la dialettica, la musica, l’astronomia, l’aritmetica e la geometria. Tutto era molto ben organizzato: gli studenti, dopo aver letto i testi consigliati dai maestri, sceglievano quale corso seguire e in che materia diventare dotti (da cui, l’odierno dottori). Essi, inoltre, erano liberi di discettare con i docenti, senza dover sostenere esami, né scritti, né orali, ma, semplicemente, confrontando il loro pensiero con quello delle auctoritates antiche, come, ad esempio, Aristotele e tanti altri, e con i compagni di banco. Era, dunque, un metodo di insegnamento e apprendimento molto particolare. Se oggi fosse ancora così, molti studentelli ne approfitterebbero e non imparerebbero un bel niente!…”.

 

Pubblicato l’1 dicembre 2016 su La Lumaca