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Democrazia e libertà in pericolo.
L’attualità assoluta del pensiero politico di Spinoza
nel nuovo saggio di Riccardo Piroddi

 

di

Raffaele Lauro

 

 

1. Che le democrazie, presidenziali, semipresidenziali e parlamentari, siano in pericolo e che la libertà di pensiero e di parola sia minacciata non solo nei risorgenti regimi totalitari, militari o paraideologici, e nelle autocrazie personali, sempre più minacciosamente in espansione, ma persino nei regimi pseudodemocratici e paracostituzionali, risulta testimoniato, in questo tormentato esordio del terzo millennio, dalla cronaca quotidiana, sempre più drammatica. Sarebbe lungo, in questa sede, fare un elenco delle persecuzioni, degli imprigionamenti strumentali e degli omicidi politici di chiunque, sia esso un esponente della stampa, di un movimento o un semplice cittadino, diventato una vittima sacrificale per aver osato esprimere la propria critica legittima, forte e determinata, verso un potere politico, sempre più intollerante, ottuso e violento nella difesa del proprio status governante, dei propri privilegi e delle proprie corruttele sistemiche! Una difesa, di frequente, ammantata di disvalori, ben propagandati, di patriottismo, di sovranismo, di nazionalismo e di efficientismo, nonché disseminata di persecuzioni verso minoranze di razza, di religione e di genere, presentate come una minaccia, interna o esterna, alla rispettiva identità di popolo. Come nel triste passato, ma con una insidia in più, più potente e sofisticata: gli strumenti di comunicazioni di massa, trasformati da veicoli di libertà in mezzi di manipolazione delle coscienze e di subdola propaganda, attraverso notizie false, atte anche a subornare il libero esercizio del diritto di voto, laddove ancora garantito. Il passo verso nuovi imperialismi, regionali o globali, è breve e il precipizio, se nulla cambia, verso nuovi conflitti, tra le grandi potenze, conflitti senza ritorno, non lontano. Ciò che più colpisce e amareggia, tuttavia, appare l’indifferenza generale, generata anche dall’impotenza di quelle organizzazioni internazionali, poste, dopo il secondo conflitto mondiale, a presidio della libertà e della pace. Che si levi ancora, in questi tempi perigliosi, qualche voce solitaria, nel campo della speculazione scientifica, con il ritorno alla lezione, sempre attuale, dei grandi maestri del pensiero politico moderno, sulla libertà di pensiero e di azione, come finalità suprema del potere costituito e dello Stato, non solo conforta, ma assume un significato che va oltre la testimonianza culturale personale e assume un particolare significato, un senso di residua speranza.
 
2. “Che senso può avere una ricerca su Spinoza alla fine del secondo decennio del secolo XXI?”, si chiede, infatti, Claudio Vasale, eminente studioso di dottrine politiche, nella prefazione al volume di Riccardo Piroddi, “Baruch Spinoza: Politica, Libertà. Un compendio”, di recente pubblicato da Eurilink University Press, casa editrice dell’Università degli Studi “Link Campus University” di Roma, dove Piroddi è docente di Storia del pensiero politico. Domanda lecita, se si tiene presente l’interesse per il filosofo olandese, testimoniato dalla traduzione delle sue opere in italiano intorno agli anni ’70 del secolo scorso e “sollecitato – aggiunge Vasale – dal dibattito sul processo di razionalizzazione e di secolarizzazione che finì per investire il costume e, in genere, la vita quotidiana dopo lo slancio impresso dalla ‘ripartenza’, segnata dal ‘miracolo economico’ e politico”. Il saggio di Piroddi, giustamente sottotitolato “compendio”, considerata la mole e il portato del pensiero politico di Spinoza (1632-1677), si propone di esaminare il concetto di libertà, da porsi in due ambiti, quello religioso e quello civile, ritenuta dal filosofo necessaria, prima che utile, alla vita dell’uomo, come singolo e in società. L’Autore si è dedicato a questa indagine rapportandosi costantemente con il filosofo, con la sua esistenza, con il suo modo di sentire e con le sue opere, esponendone i contenuti con chiarezza, per proposizioni e dimostrazioni, strumenti propri dell’originale argomentare spinoziano. Ha inteso “conversare”, principalmente, con l’“Ethica dimostrata secondo l’ordine geometrico”, con il “Trattato teologico-politico” e con il “Trattato politico”. Per comprovare il bisogno e l’efficacia della libertà (non soltanto nell’ambito della dottrina spinoziana!), ha trattato delle passioni umane e della schiavitù alla quale queste riducono l’uomo non guidato dalla ragione; della potenza della superstizione religiosa, che rende l’uomo ignorante una marionetta nelle mani dei pregiudizi dei teologi e dell’intolleranza delle autorità ecclesiastiche, e del processo di purificazione che ne conduce all’affrancamento; della certezza che in uno Stato, retto da princìpi conformi alla ragione, la libertà sia necessaria alla conservazione di esso e all’esistenza dei cittadini e, infine, che sia “lecito a chiunque di pensare quello che vuole e di dire quello che pensa”, come recita il sottotitolo del capitolo XX del “Trattato teologico-politico”. Proprio su questo ultimo punto, anche per dare risposta alla domanda posta da Vasale, è d’uopo soffermarsi, dialogando direttamente con l’Autore, il quale, riportando quanto sostiene Spinoza, scrive che il diritto naturale individuale non sia mai del tutto alienabile dalla suprema autorità e tra i diritti inalienabili, ossia quelli che, se tolti, viene meno la stessa natura umana, vi sia quello di pensare e di giudicare secondo il proprio modo di sentire e di dire quello che si pensa. Ma, poiché con i pensieri e, soprattutto con le parole, si può ledere la pubblica utilità, è necessario stabilire i limiti della libertà che a ciascuno può essere concessa. Per garantire la libertà è necessario che ciascuno rinunci al diritto di agire contro le sovrane podestà. Tuttavia, è lecito, comunque a ciascuno, senza lederne il diritto, pensare e giudicare e, quindi, anche parlare, contro i loro decreti, a patto che questi parli e insegni soltanto. Il secondo limite che il filosofo impone alla libertà di pensiero e di parola consiste nel fatto che non si professino idee dalle quali possa derivare immediatamente la rottura del patto sociale. Stanti queste due condizioni, può e deve essere riconosciuto a tutti il diritto naturale di pensare e di dire liberamente ciò che si vuole, per la stessa sicurezza dello Stato e della religione. Non vi è nulla di più sicuro per lo Stato del fatto che la pietà e la religione consistano esclusivamente nell’esercizio della giustizia e della carità, che il diritto delle supreme autorità, sia in materia religiosa che in quella civile, venga limitato alle azioni e che, dunque, sia consentito a ciascun cittadino, non solo di pensare tutto ciò che vuole ma di dire tutto ciò che pensa! Il fine ultimo dello Stato, dunque, è la libertà.
 
3. Ecco, quindi, perché ha certamente senso una ricerca su Spinoza oggi, per la forza del messaggio, lanciato 350 anni fa, ma sempre attuale. Nel nostro mondo occidentale, almeno da settant’anni, gli Stati hanno fondato la loro essenza sulla libertà, garantendola alla maggior parte dei cittadini. Eppure, in un mondo nel quale un po’ dovunque il danaro ha rubato il posto alla coscienza, dove ancora si muovono guerre a popoli ignari delle perverse logiche del potere e nel quale, col paravento della religione, si mascherano sordidi interessi, questa nostra civiltà mostra tutti i suoi grandi limiti. Proprio, quindi, per tentare di valicare questi limiti e per dare giovamento alla società civile, Spinoza viene in soccorso, soprattutto per la grande lezione che ha lasciato alla posterità: esempio impeccabile di tolleranza e di rispetto, teorico del diritto alla libertà di pensiero e di parola, seppure, comunque, conscio delle limitazioni di questa. Come il filosofo Gotthold Ephraim Lessing, nel 1781, il quale, in punto di morte proclamò la sua dichiarazione di spinozismo, anche Piroddi, in conclusione del saggio, raccogliendo il lascito spinoziano, dichiara: “Scelsi, nell’irruenza che caratterizza gli anni giovanili, il partito di Spinoza, il partito della vera libertà, fondata sul rispetto, sulla tolleranza, sul fatto che l’altro possa essere “mihi Deus”. Scelsi anche di combattere la mia rivoluzione correndo pubblicamente il rischio dell’intelligĕre. Quell’intelligĕre che mi ha portato e che mi porta a tentare di comprendere le azioni degli uomini e non a giudicarle, quell’intelligĕre che mi ha fatto soffrire e che mi fa soffrire, ma capire, quanti insultano le mie idee perché differenti dalle loro, quell’intelligĕre che mi ha rattristato e che mi rattrista ma mi lascia comprendere quanti mi emarginano, perché non credo in ciò in cui essi credono. Oggi, dopo vent’anni, le mie bandiere recano ancora l’effige di Spinoza e la tessera del mio partito la sua firma. Oggi, dopo vent’anni, ancora scelgo, quotidianamente, l’intelligĕre e la libertà!”. Queste parole rappresentano lo spirito che anima il saggio e sono la chiara cifra della grandezza imperitura del pensiero di Baruch Spinoza!
 
4. Una lezione di imperitura attualità, ma vitale in tempi, come i nostri, nei quali le democrazie sono in pericolo, le intolleranze appaiono crescenti e la libertà di ciascun cittadino del mondo “di pensare tutto ciò che vuole e di dire ciò che pensa” risulta minacciata, concussa e, non di rado, pagata a prezzo della propria vita.

 

Raffaele Lauro e Riccardo Piroddi (2015)

 

 

 

 

I Folengo nella Terra delle Sirene

 

 

Le giornate di studio “I Folengo nella Terra delle Sirene” nascono dall’impegno e dalla tenacia profusi da Stefano Ruocco e da Sergio e Nelly Brusadin, rispettivamente presidente della sede dell’Archeoclub d’Italia di Massa Lubrense (NA) e membri dell’Associazione Internazionale per gli Studi Folenghiani “Amici di Merlin Cocai”. Queste due Associazioni, seppur con mission apparentemente diverse, hanno trovato nei fratelli Folengo, che hanno soggiornato presso l’abbazia benedettina di Crapolla (in Massa Lubrense) tra il 1530 e il 1533, un punto d’incontro di fondamentale importanza per lo sviluppo degli studi intorno a tale avvenimento.
I contributi proposti in questa pubblicazione, curata da Valerio Terrecuso, rispecchiano fedelmente gli incontri nell’ambito della succitata giornata di studio (Massa Lubrense, 26 maggio 2018) e del convegno svoltosi a Ischia il giorno precedente, in occasione della visita dell’isola da parte degli “Amici di Merlin Cocai”, guidati dal presidente Otello Fabris.
Come accennato, iI fil rouge dei contributi qui proposti è il periodo di permanenza di Teofilo e di Giambattista Folengo in Campania, che molto ha influito sulla produzione letteraria successiva dei due fratelli monaci.

Per avere il volume, si può contattare l’Archeoclub di Massa Lubrense, inviando un messaggio tramite Facebook (https://m.facebook.com/archeolubrense/) oppure via e-mail (archeolubrense@gmail.com).

 

 

 

Mosca e Vico Equense. Nella prossima opera dello scrittore, saggista e giornalista russo, Anatoly Voronin, sarà dedicato un ampio omaggio alla danzatrice Violetta Elvin Prokhorova e a Vico Equense, tratto dal romanzo biografico di Raffaele Lauro “Dance The Love”. Le anticipazioni nel prossimo luglio

 

 

 

Nella prossima opera dello scrittore, saggista e giornalista russo Anatoly Voronin, sarà dedicato un ampio omaggio alla famosa danzatrice Violetta Elvin Prokhorova e alle bellezze naturali di Vico Equense, dove la grande artista, vedova Savarese, oggi 98 anni, dimora, nel Palazzo Savarese del suo compianto e amatissimo marito Fernando. L’omaggio sarà tratto dal romanzo biografico dello scrittore sorrentino Raffaele Lauro, “Dance The Love – Una Stella a Vico Equense”, pubblicato nel 2016, per le Edizioni GoldenGate di Roma. Il romanzo ripercorre tutta la parabola artistica di Violetta, dall’infanzia alla scuola di balletto del Bolshoi, da Mosca ai trionfi di Londra, nel Royal Ballet dell’Opera House di Covent Garden, fino all’approdo, per la scelta sentimentale, a Vico Equense. Una storia di bellezza, di arte e di amore, che ha affascinato Voronin e arriverà al pubblico moscovita e a livello internazionale. Nella corrispondenza intercorsa tra i due scrittori, Voronin tratteggia l’artista e la donna: “Send my warmest wishes to Donna Violetta, she is a wonderful woman. I was deeply impressed by her interview on Russian television”.

 

 

Violetta Elvin e Raffaele Lauro a Vico Equense (2016)

 

Violetta Elvin e Riccardo Piroddi a Vico Equense (2016)

 

 

 

 

Baruch Spinoza: Politica, Libertà. Un compendio

 

 

 

Finalmente è stato pubblicato!
Voglio raccontarvi una storia. Quando in casa editrice giunsero le prenotazioni del volume dalle librerie, sorpreso per l’alto numero delle stesse, non pensai affatto a me come autore ma piuttosto che, a circa 350 anni dalla morte, Spinoza avesse ancora un forte appeal editoriale.
Riguardo questo mio ultimo libro, non mi attribuisco particolari meriti: non quelli dello studioso e neppure quelli del divulgatore.
Una presunzione, però, la ho, sì! Quella di aver dimostrato, attraverso la meditazione delle dottrine di Spinoza, l’esistenza della via di uscita dalla melma politica nella quale è caduta, con l’Italia in testa, tutta la civiltà occidentale, ormai preda, fin dal basso, dell’odio verso l’acerrimo nemico politico e della supponenza di certune parti che si credono uniche depositarie di verità assolute espresse in cabina elettorale. Ecco ciò che contiene questo volume.
Preferite, quindi, rimanere a rigirarvi nel loto politico italiano o provare a percorrerne la via d’uscita? Un tentativo che vale il prezzo di copertina!

Clicca qui per acquistare il volume

 

 

 

Baruch Spinoza: Politica, Libertà.
Un compendio

 

 

Prefazione di Claudio Vasale
Con uno scritto di Marco Emanuele

In uscita a ottobre 2020 per Eurilink University Press

 

Il volume si propone di esaminare, in costante dialogo con tre opere spinoziane (l’Ethica ordine geometrico demonstrata, il Trattato teologico-politico e il Trattato politico), l’idea di libertà nella filosofia di Baruch Spinoza, negli ambiti religioso e, soprattutto, politico-civile. La necessità e l’utilità della libertà è comprovata attraverso: l’analisi delle passioni umane e della schiavitù in cui riducono l’uomo non guidato dalla ragione; la dimostrazione della potenza della superstizione religiosa, che rende l’uomo ignorante una marionetta nelle mani dei pregiudizi dei teologi e dell’intolleranza delle autorità ecclesiastiche; l’indicazione del processo di purificazione che conduce all’affrancamento da questa; la prova della certezza che in uno Stato, retto da princìpi conformi alla ragione, la libertà sia necessaria alla conservazione di esso e all’esistenza dei cittadini e, infine, che sia lecito a chiunque pensare ciò che vuole e dire ciò che pensa. Un saggio che testimonia anche l’attualità del pensiero di Spinoza in un’epoca in cui gli Stati, troppo spesso soltanto apparentemente, fondano sulla Libertà i propri ordinamenti.

 

 

 

 

Mosè, Cristo e Maometto: tre impostori o tre grandi politici?

 

 

Una lunga tradizione di pensiero si è concentrata in un libello dalle origini leggendarie e dalla storia redazionale molto vivace, intitolato Trattato dei tre impostori, dove Mosè, Cristo e Maometto sono stati definiti con l’epiteto del titolo: impostori, appunto. Ne ripercorro, brevemente, le fasi redazionali. L’esistenza di un trattato latino, De tribus impostoribus, sebbene sia stata molte volte affermata e data per certa fin dal XIII secolo, non è mai stata dimostrata, non essendo giunta fino a noi alcuna copia. I probabili autori sono stati identificati, nel tempo, con AverroèFederico IIPier delle VignePoggio BraccioliniErasmo da Rotterdam, Pietro AretinoGuillaume PostelMichele ServetoJean Bodin, Bernardino OchinoGirolamo CardanoPietro PomponazziGiordano BrunoTommaso Campanella, Giulio Cesare VaniniBaruch Spinoza e altri. Un secondo trattato latino, sempre intitolato De tribus impostoribus, anonimo, è stato composto nel 1688 e stampato, a Vienna, nel 1753. Un terzo trattato, intitolato La Vie et l’Esprit de Mr Benoît de Spinosa, è stato pubblicato, per la prima volta, anonimo e in francese, a L’Aia, nel 1719. Solo le successive edizioni avrebbero assunto il titolo di Traité des trois imposteurs.
Eccone alcuni passaggi (tratti da Trattato dei tre impostori. La vita e lo spirito del signor Benedetto De Spinosa, Einaudi, 1994): “La stessa nozione di Dio è incerta per coloro che pure ne sostengono l’esistenza, i quali danno «la definizione di Dio ammettendo la loro ignoranza», senza comprendere «chi lo ha creato» o affermando «che è lui stesso il principio di sé», sostenendo così «una cosa che non capiscono. Dicono: non comprendiamo il suo inizio; dunque l’inizio non esiste». Avviene che la sua nozione sia «il limite di un’astrazione intellettuale», e venga definito a volte Natura, a volte Dio, avendone idee disparate. Chi chiama Dio «la connessione delle cose», chi «un essere trascendente, perché non può essere visto né compreso». Si sostiene, poi, che Dio sia amore, benché egli, in quanto creatore, abbia dotato l’uomo di una natura opposta alla sua e lo abbia sottoposto «alla tentazione dell’albero, sapendo che avrebbe commesso una trasgressione fatale a se stesso e ai suoi discendenti». Per riscattare poi la colpa dell’uomo, Dio farà subire a suo figlio i peggiori tormenti: «nemmeno i barbari credono a storie così menzognere». Ci si deve chiedere, allora, perché mai bisognerebbe tributare un culto a Dio, regolato da un’istituzione religiosa, oltre tutto in considerazione del fatto che un essere perfetto non dovrebbe averne bisogno: «il bisogno di essere onorato è segno d’imperfezione e d’impotenza». In realtà, «ognuno comprende che è interesse dei governanti e dei potenti stabilire una religione per mitigare gli istinti violenti del popolo». Si dice che la presenza di una coscienza morale sarebbe la prova che Dio ha dato all’uomo la nozione del bene e del male e conseguente timore della punizione, ma in realtà le cattive azioni alterano l’armonia sociale e chi le commette teme le sanzioni della società umana. È la ragione naturale a illuminare il comportamento morale dell’uomo. Il resto è «un’invenzione dei nostri oziosi sacerdoti, che così accrescono considerevolmente il loro tenore di vita». Nessuna religione è in grado di dimostrare né l’esistenza né la natura di un’essenza divina, anche se sempre vi è chi ha preteso di conoscerla: i pagani dell’antichità, il re Numa, Mosé, Maometto, i bramini indiani, i cinesi, ciascuno contraddicendo gli altri. «Si credette che il giudaismo correggesse il paganesimo, il cristianesimo il giudaismo, Maometto entrambi, e si attende il correttore di Maometto e dell’islamismo». È, dunque, naturale sospettare che i fondatori delle religioni siano tutti degli impostori. Del resto, ogni religione accusa tutte le altre di impostura e, in particolare nel cristianesimo, ogni setta cristiana «accusa l’altra di aver corrotto il testo del Nuovo Testamento». Occorrerebbe, poiché non è evidentemente possibile credere a ogni religione, non credere a nessuna, «finché non si sia trovata la vera religione». Pertanto, per stabilire la verità di ogni singola religione, bisognerebbe esaminare con cura le affermazioni dei loro singoli fondatori: «non bisogna prendere affrettatamente per dogma o per testimonianza sicura quel che il primo che passa abbia asserito». Operazione molto difficile, che si può dubitare possa mai giungere a una conclusione effettiva”.
Io credo che Mosè, Cristo e Maometto siano stati sì, impostori, ma filosofici, considerata la sostanziale fallacia dei loro insegnamenti metafisico-teologici, e, allo stesso tempo, li ritengo i più grandi politici della storia, visti gli “iscritti” ai loro “partiti” e quanto questi hanno fatto e continuano a fare in nome loro. Niente di divino o rivelato, quindi. Solo ignoranza, superstizione e credulità da parte di chi, ancora oggi, segue questi tre “segretari di partito” e i loro diktat, da un lato, antivitali, per dirla alla Nietzsche, e, dall’altro, espansionistici. Tutto ciò non fa altro che dimostrare, dunque, la natura esclusivamente politica dell’azione dei tre fondatori di religioni (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), come enunciato nel pamphlet, “veri e propri impostori dediti alla gloria personale e all’asservimento dei popoli”.

 

 

 

Breviario Filosofico, SteMi Editrice, 2018

 

 

 

Torno, con questa prima delle due pubblicazioni di fine anno, al mio primo amore: la filosofia.
Dall’introduzione al volume del prof. Marco Emanuele:

Medico dello spirito, Riccardo Piroddi ci propone una riflessione filosofica al giorno. È un caso di medico che ritorna, di cura necessaria. Perché il tempo che viviamo ha bisogno di cura. E la filosofia serve, lenta ma radicale, a ricordarci le domande fondamentali sull’uomo e sulla condizione umana. Oggi d’intellettuali c’è bisogno e Riccardo lo è, a tutto tondo. È un appassionato di ricerca, guarda dentro, percorre l’oltre; e lo fa appassionandosi all’arte tutta, a quelle meravigliose sensazioni che ci danno il senso del vivere. La filosofia è in-utile, è dono. Non c’è obiettivo predefinito in questo breviario, che raccoglie pensieri e massime dall’antichità fino a tempi più recenti. Il redattore ci prospetta un viaggio unico, sensibile, per la riflessione. L’invito è a leggere ogni mattina, a meditare, a dimenticare per qualche istante il fare fine a sé stesso per entrare nel meraviglioso mondo del pensiero, e farne tesoro. Il mondo di Riccardo Piroddi è nei suoi occhi sorridenti, in quella malinconia napoletana e decadente che, in me, suscita l’amicizia nella cultura. E la filosofia è anche questo: elogio della decadenza. Nella Napoli dei continui risvegli, nella Napoli che fatica e che rinasce, lì c’è il meraviglioso spettacolo creativo che tutto il mondo cerca e che i troppi ingrati oltraggiano.
L’invito è a leggere questo breviario per trovare un po’ di luce nelle nostre difficoltà. Come dice Paolo Conte, ‘qui, tutto il meglio è già qui‘”.

 

 

Decifrato il manoscritto di Voynich con l’Intelligenza Artificiale

 

di

Maximilian Ventura

 

 

Wilfrid Voynich era un antiquario e mercante di libri rari polacco. Nel 1912 si recò in Italia e durante il suo viaggio giunse a Frascati. L’Ordine dei Gesuiti voleva restaurare Villa Mondragone, ma non avendo molti fondi a disposizione decise di vendere una parte dei libri antichi in suo possesso. Fu così che l’antiquario divenne proprietario di uno dei manoscritti più controversi che sia mai stato rinvenuto. Del manoscritto non non si conosce l’autore né il titolo, ma quello che lo rende “misterioso” sono i caratteri utilizzati e la lingua…

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Alcune pagine del Manoscritto Voynich

 

 

 

 

Breviario poetico, SteMi Editrice, 2017

 

 

 

Un piccolo compendio di poesia. Ecco cos’è questo libello che desidero offrire a chi vorrà leggerlo. Una lirica al giorno, per 365 giorni, da meditare, appena svegli o prima di dormire, per cominciare o terminare la giornata con la poesia. Perché la poesia è una monade spirituale che esplode per creare il tempo e l’Universo. Ho scelto i componimenti tra quelli preferiti, quelli che hanno segnato momenti importanti della mia vita. Da Omero, l’aedo dell’animo umano, a Shakespeare, il cantore delle passioni umane, fino alle poetesse e ai poeti ancora viventi e operanti, attraverso tutte le epoche e tutte le latitudini della Terra, quasi a creare un ponte ideale che unisse evi ed esistenze, nel nome della poesia. Una breve storia, dunque, in poesia, del mondo e dell’uomo. Nella scelta ho scelto la mia vita. Essa è trascorsa anche in queste poesie, perché donare poesie di altri attraverso sé stessi è donare se stessi!