Archivi categoria: Pensieri

Orfeo ed Euridice. Nessuna morale, solo dolore!

 

 

 

Orfeo si girò troppo presto perchè Euridice continuava a chiamarlo. La naiade non sapeva dell’ordine che l’aedo aveva ricevuto da Ade: poterla riportare nel mondo dei vivi dopo l’anabasi dagl’Inferi, accompagnati dal dio Hermes, il controllore, senza mai potersi girare a guardarla prima dell’uscita. Continuava malinconicamente a chiamarlo. Pensava che il suo amato non si voltasse perché era brutta. Appena vide finalmente la luce, Orfeo credette di essere ormai fuori dagl’Inferi e si girò. La caviglia di Euridice, quella morsa a morte dal serpente mentre fuggiva dal bruto Aristeo che voleva possederla, le doleva ancora. Per questo si era attardata. Orfeo aveva trasgredito il comando di Ade. Si disperò. Euridice intese tutto e gli sussurrò parole struggenti: “Grazie, amore mio. Hai fatto tutto quello che potevi per salvarmi!”. Gli tenne entrambe le mani, consapevole che quella sarebbe stata l’ultima volta. Hermes pianse, ma dovette riportarla da Ade. Euridice scomparve negl’Inferi. Orfeo era distrutto. Sarebbe morto poco dopo, fatto a pezzi da alcune baccanti ubriache alle quali, per rimanere fedele alla memoria dell’amata, non aveva voluto concedersi.
La favola di Orfeo ed Euridice non è didascalica. Non ha alcuna morale, solo dolore. Solo dolore!

 

 

 

               

Come mi vuoi

 

 

 

Era il 1989. Avevo poco più di undici anni. Nella Panda rossa di mia madre risuonava quella musicassetta, compilation dell’edizione del Festival di Sanremo di quell’anno. Questa canzone di Eduardo De Crescenzo era una di quelle inclusevi. Una delle più belle poesie d’amore che io abbia mai letto e certamente una delle cose che avrei voluto scrivere io stesso, forse molto più di alcuni bei versi di Guido Cavalcanti o Jacques Prévert o anche di certe potenti pagine di Roberto Calasso o Giorgio Agamben. Sono passati circa trent’anni da quei momenti nella Panda di mia madre, quando le parole di questa canzone cominciavano a connaturarsi in me.
Come mi vuoi? Ho ripensato spesso, negli anni, a tutto ciò. Distratto, un po’ incosciente, banale ma divertente, strano, disonesto, anche un po’ maldestro, sereno, intelligente, magari un po’ insolente, libero, egoista o bravo equilibrista, e tanto altro. Come mi vuoi? Non so se sia facile capire come mi vuoi. Posso fare tutto, inventare un trucco, comprare le tue idee, anche senza avere il resto. Come mi vuoi? Non lo so, davvero non lo so! So soltanto che lo trovo, lo trovo, vedrai se ci provo. Dev’esserci un modo per giungere a te…
Perbacco! Dev’esserci un modo. E io lo trovo!

Come mi vuoi
Eduardo De Crescenzo

 

Eduardo De Crescenzo

               

La bellezza (di una donna) salverà il mondo

 

 

Dostoevskij diceva: “La bellezza salverà il mondo!”. Sono parzialmente d’accordo. Parzialmente, perché non sarà la bellezza plastica o figurativa, quella di un’opera d’arte, di una veduta o di una fotografia a salvare il mondo. Salverà il mondo la bellezza che genera bellezza! Quando affermo, perché lo percepisco, che qualcosa sia bello, quest’atto genera bellezza in me. Percepire la bellezza di una donna, tra le altre cose, fatta dell’insieme del suo corpo e della sua anima, genera bellezza in me. E per potermi rapportare a questo insieme devo necessariamente sforzarmi di essere bello a mia volta. Ecco perché la bellezza di una donna genera bellezza. Ecco perché la bellezza di una donna genera parole e azioni di bellezza. Ecco perché la bellezza di una donna salverà il mondo. Anche il mio mondo!

 

 

 

 

               

Amate, adorate e rispettate le donne!

 

 

 

Era settembre del 1979. Avevo da un mese compiuto due anni. Prima in hit parade, quella fine estate, era “Tu sei l’unica donna per me” di Alan Sorrenti. Ed effettivamente, chi mi tiene in braccio in questa foto è mia madre, l’unica donna per me. 
Dico questo non per ripicca contro qualcuna che mi ha mollato o per giustificare il fatto di non averne una accanto. Lo dico perché mia madre, e così la madre di ciascuno, sarà necessariamente connaturata nella madre dei miei figli, come le altre in tutti i figli. Badate bene che questa non è affatto una “diminutio” a svantaggio di una moglie o di una compagna. Ogni madre, prima di essere una persona, è un’Idea, una meravigliosa Idea, l’Idea del Bene. È un’anima che trasmigra in vari corpi, è la vera e unica “Dea sive Natura”.
Amate, adorate e, soprattutto, rispettate sempre le donne come fareste con vostra madre, perché in ciascuna di esse finirà inevitabilmente anche l’anima di colei che vi ha donato la vita!!!

 

 

               

Leonardo da Vinci, l’Ultima Cena e la scelta della damnatio

 

 

 

Esiste un aneddoto nella storia dell’arte italiana secondo il quale a Leonardo da Vinci mancasse soltanto un ultimo personaggio da dipingere alla sacra mensa dell’Ultima Cena: Giuda. Ebbene, il sommo artista si recò in una taverna malfamata, l’unico luogo confacente, insieme con una galera, dove poter rintracciare il modello cui ispirarsi per ritrarre uno degli uomini più vituperati dell’umanità. Vi trovò un baro ubriaco, col viso e l’anima segnati dagli eccessi. Lo ritenne perfetto. Terminato il suo celeberrimo capolavoro parietale, scoprì che quello stesso uomo, ormai ridotto ad una carogna, gli aveva fatto da modello, precedente-mente, per dipingere, al medesimo desco benedetto, le fattezze di Gesù Cristo
Che sia vero o meno, questo racconto può divenire metafora dell’esistenza di alcuni uomini. Quegli uomini, i quali, seppure destinati all’elezione, hanno scelto di vivere la damnatio, la dannazione!

 

cenacolo100Leonardo Da Vinci, l’Ultima Cena, 1495-1498
Milano, Refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie

 

ultima_cena_da_vinci_partParticolare dall’Ultima Cena
In primo piano, Giuda Iscariota con la mano al collo dell’apostolo Giovanni

 

 

               

L’Amore Materno

A mia sorella

 

L’Amore materno è l’archetipo di ciò che gli uomini chiamano amore. È il modello con cui la Natura ha vivificato qualsiasi tipo di affezione positiva leghi tra loro le creature viventi: l’amore fraterno, parentale, amicale, relazionale, carnale. L’Amore materno è il canto della Natura, il germoglio della vita. Esso è fatto di carne e di sangue, di cuore e di battiti, non di versi dei poeti, perché l’amore dei poeti non dà la vita, può soltanto celebrare ciò e chi dà la vita. L’Amore materno è la prova naturale del fatto che la Donna-Madre sia stata incoronata e messa a sedere sul trono dell’esistenza. Nella religione della Natura, di cui io sono fedele, la Donna-Madre è l’unica divinità da adorare. Benedetta, dunque, la Donna-Madre, seme della storia del mondo, fiore della passione, origine e fine della vita.

 

 

 

 

 

 

               

La poesia d’amore

 

 

I versi d’amore scritti ad una donna non hanno copyright. Questo perché, senza l’ispirazione, totalmente fornita da essa, non avrebbero mai potuto avere origine. Anzi, è quasi che fosse proprio lei a dettarli all’autore, il quale, pertanto, risulta esserne soltanto il trascrittore. Se proprio dovesse esservi un copyright, quindi, è della donna ispiratrice. Questa è la poesia d’amore!

 

 

 

 

               

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

 

 

Se volessi farle provare il dolore fisico che lei non può infliggerti, perché è più debole; se volessi che provasse il dolore morale, col quale può annientarti, perché è più forte, ricorda. È una donna: l’unica creatura capace di renderti completamente uomo!

 

Contro tutte le violenze sulle donne. Ogni giorno!!!

 

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Atto di dolore

 

 

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati,
perché peccando ho meritato i tuoi castighi
e molto più perché ho offeso Te,
infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo col Tuo santo aiuto
di non offenderTi mai più
e di fuggire le occasioni di peccato.
Signore, misericordia, perdonami.

Credo si rasenti l’insanità mentale! Io mi godo la vita, peccando e non chiedendo mai perdono, né a Dio, né agli uomini!!! Mi basta avere la certezza che i miei peccati non confliggano, in alcun modo, con le ingiunzioni dei codici civili e penali.

 

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