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Profilo falso su Facebook: da oggi è reato

 

Facebook ha certamente la peculiarità di essere un social network molto facile da usare. Chiunque, anche se digiuno di qualsiasi conoscenza relativa alla costruzione di un sito, è in grado di pubblicarvi qualcosa di proprio. Purtroppo, la maggior parte degli utenti, non si rende conto che pubblicando post su Facebook rischia di mettere letteralmente “in piazza” facebookla parte più intima di sé e, talvolta, degli altri. Innanzitutto, bisogna sapere che qualunque attività effettuata in Internet è registrata sui siti nei quali viene eseguita (da un minimo di 3 mesi a un massimo di 2 anni, in funzione della legislazione dello Stato di origine del gestore), e l’autore è, generalmente, sempre rintracciabile dagli organi preposti al controllo (Polizia Postale, Carabinieri, Guardia di Finanza) e, a seguito di un ordine di procedura, da parte dell’Autorità Giudiziaria. Per queste ragioni, è facilmente riscontrabile, social network la sostituzione ad una persona reale, creando un profilo fake.  Questa è una tipologia di reato regolamentato dalla legge, che prevede la reclusione fino ad un anno ed è possibile procedere d’ufficio. Se l’autore danneggia l’immagine di un personaggio pubblico, pubblicando, ad esempio, frasi offensive che possono ledere la reputazione della persona, si può inoltre configurare il reato di diffamazione aggravata: tale illecito, punito dall’art. 595 c.p. con pene, nella forma aggravata, fino a 3 anni di reclusione, contempla l’inserimento di frasi ingiuriose, di notizie riservate, la cui divulgazione provoca pregiudizi, di foto denigratorie o, comunque, la cui pubblicazione ha ripercussioni negative, anche potenziali, sulla reputazione della persona ritratta. La Cassazione, nel 2007, ha ritenuto che rientrasse in tale reato identity-theft-date-theft-300x199anche il comportamento di chi crea un falso account di posta elettronica, intrattenendo corrispondenze informatiche con altre persone e spacciandosi per persona diversa (quindi, come su Facebook). Anche se, per integrare il reato di cui all’art. 494 Codice penale, è necessario il fine di conseguire un vantaggio o recare un danno, tali requisiti sono intesi in modo molto ampio, come non comprensivi solamente di vantaggi e/o danni di tipo economico ed è molto facile ravvisarli nei casi concreti. E’ reato, dunque (anche su Facebook), spacciarsi per persona diversa, o utilizzare marchi, simboli e loghi per rappresentare ciò che non si è, o trarre in inganno altri utenti sulla propria professione. Gli articoli in questione sono: Art. 494 “Sostituzione di persona”.
Art. 498 “Usurpazione di titoli o di onori”.

Art. 402 “Vilipendio della religione dello Stato”.
Art. 403 “Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone”.
Art. 404 “Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose”.
Il social network più utilizzato al mondo resta a guardare? La politica di Facebook è molto netta: è vietato creare profili falsi o doppi, non funzionali alle dinamiche della socializzazione. Fare chiarezza nel mare immenso dei profili (più di un miliardo) è fondamentale per mantenere la leadership di mercato, offrendo il miglior servizio possibile, sia agli utenti che ai professionisti del marketing. Per festeggiare il suo decimo compleanno, il social network di Mark Zuckerberg ha intensificato i controlli sui profili falsi (in gergo “fake”) o irregolari. Una account-disabilitato-679x388vera rivoluzione, che ha iniziato ad avere effetto anche a livello locale, nella nostra zona: proprio in queste ultime settimane, infatti, tanti profili irregolari o palesemente falsi sono stati cancellati nella provincia di Napoli. Decine e decine di profili spariti dalla circolazione, ormai inutilizzabili: un trend costante, che vede svanire ogni giorno pagine aziendali impostate come “persone”. Un metodo molto utilizzato dalle aziende locali, perché più immediato e semplice per relazionarsi con gli amici-clienti, semplificando la promozione dei propri prodotti. Un metodo, però, irregolare e confusionario di fare promozione, a cui Facebook ha inteso fare la guerra. In conclusione, dietro l’anonimato è molto più facile dire ciò che si pensa oppure disturbare e molestare persone che poco ci piacciono, ma tale comportamento può sfuggire di mano, fino a provocare veri e propri danni, con conseguenze anche penali. Il tutto, in virtù della convinzione che l’anonimato o l’alterazione dell’identità siano un’armatura impenetrabile.

Edoardo Morvillo

 

Le tempeste solari e la tecnologia sulla Terra

 

Eventi si stanno manifestando in maniera costante da tempo e potrebbero causare seri danni a tutto ciò che di tecnologico è disponibile sul globo terrestre: le tempeste solari. La tempesta solare o tempesta geomagnetica è un fenomeno generato dall’attività del Sole e può creare disturbi alla magnetosfera della Terra. 4257598333Il Sole è una massa fluida in costante movimento. Regolarmente, si assiste a ciò che viene chiamata espulsione di massa coronale, cioè a qualcosa che somiglia allo scoppiare di una bolla d’acqua, quando questa, in una pentola, è messa sul fuoco in attesa di calarvi gli spaghetti. A differenza della pentola sul fuoco, il Sole non libera acqua ma particelle cariche, elettroni e protoni, che lasciano la sua atmosfera, formando il cosiddetto “vento solare”. Dalla Terra, queste attività di espulsione sono visibili sotto forma di macchie solari. Gli effetti possono essere pericolosi, come le radiazioni, dannose anche per l’uomo. Sono rischi remoti, ma numerosi scienziati, in questi giorni, stanno lanciando l’allarme. Un po’ di storia: il primo settembre del 1859, fu registrata la più grande tempesta geomagnetica della storia. L’evento produsse effetti su tutta la Terra, dal 28 agosto al 2 settembre. All’epoca, l’elettronica a disposizione era quasi inesistente, eppure notevoli disturbi furono causati alla tecnologia del telegrafo, provocandone l’interruzione delle linee per ben 14 ore. Molto intenso fu anche il flare solare del 4 agosto 1972, quando le comunicazioni telefoniche a lunga distanza vennero interrotte tra alcuni stati degli Stati Uniti. aurora_borealeQuesta circostanza suggerì la riprogettazione del sistema di comunicazione per i cavi transatlantici. Il 13 marzo 1989, un imponente brillamento solare lasciò senza energia elettrica sei milioni di persone in Quebec, Canada, per nove ore. Questo brillamento non era paragonabile, per intensità, all’evento del 1859, per cui è facile capire come i danni causati ad una società tecnologicamente più avanzata siano notevolmente superiori. Altri casi si sono manifestati fino ad oggi, con conseguenze quali corti circuiti a satelliti in orbita, black-out radio e danneggiamenti ai dispositivi GPS. Noi siamo al sicuro? Nessun rischio pare esserci per la salute: nonostante il flusso di particelle ad alta energia emesse dal Sole possa anche essere letale per un essere umano (critici soprattutto i protoni, che possono superare i 30 MeV di energia iniziale), l’atmosfera e la magnetosfera terrestre ci proteggono piuttosto efficacemente. Un rischio maggiore esiste per chi viaggia ad alta quota (il personale di volo, del resto, assorbe regolarmente dosi di radiazioni superiori alla media). Per questo, in concomitanza con fenomeni solari particolarmente violenti, il traffico aereo viene deviato, per evitare le zone polari, dove l’intensità di radiazione è massima (in corrispondenza dei poli la schermatura magnetica terrestre è, infatti, meno efficace). satellitiLo scienziato Pete Riley, sulla rivista Space Weather, ha formulato una previsione su un modello matematico, giungendo alla conclusione che esista solo il 12% di possibilità che la Terra venga colpita da una tempesta solare nei prossimi 10 anni. Alcuni studiosi della NASA, invece, hanno parlato di un fenomeno che, due anni fa, avrebbe rischiato di colpire la Terra, provocando gravi conseguenze. Il Sole, infatti, avrebbe generato due enormi nubi, le quali, colpendo la Terra, avrebbero potuto originare pericolosi effetti. Si sarebbe trattato della tempesta più forte degli ultimi 150 anni e avrebbe potuto provocare un blackout quasi totale di tutte le nostre tecnologie, satelliti compresi. Incredibili sarebbero state le conseguenze, con interruzioni di corrente, un impatto economico di proporzioni incredibili e danni per oltre 2000 miliardi di dollari. Cosa ci riserverà il futuro? Dobbiamo iniziare a preoccuparci?

Edoardo Morvillo

 

Fibra ottica: così Telecom ci tiene nell’età del rame

 

Da mesi non si parla d’altro nel mondo delle telecomunicazioni italiane. Il lodevole progetto del Governo Renzi di dotare larghissima parte del Paese, entro il 2020, della vecchia (nuova solo per noi) fibra ottica, rischia di subire una brusca frenata, a causa degli interessi opposti di Telecom Italia. La vicenda, surreale, è in sintesi questa: il piano del Governo prevede circa 6 miliardi di euro di investimenti pubblici (tra Italia e Unione Europea) con l’idea iniziale di coinvolgere tutti gli operatori in Metroweb (società già attiva nel cablaggio di alcune città del Nord patuano-telecome partecipata, a maggioranza, dalla Cassa Depositi e Prestiti) per la realizzazione delle infrastrutture. Tutto bene, peccato solo che alla partita partecipi anche Telecom Italia. Sull’azienda guidata da Marco Patuano (foto a destra) pesa un enorme debito, salito nell’ultimo trimeste, a 29 miliardi di euro, garantito da una rete in rame che vedrebbe quasi del tutto azzerato il suo valore nel caso si realizzassero i propositi del Governo. Da qui, l’idea “geniale” di Telecom di aderire al progetto solamente alle sue condizioni: entrare con una quota del 60% in Metroweb Sviluppo, con una limitazione dei diritti di voto al 40%, per arrivare a detenere, una volta terminati gli investimenti, il 100% del capitale. L’intento è quello di possedere l’intera rete in fibra ottica, ricostituendo, così, una situazione di monopolio simile a quella già esistente per il rame. Il niet è arrivato immediatamente dall’Antitrust e a tale follia si è da subito opposta anche la Cassa Depositi e Prestiti, la quale, nonostante abbia aperto alla possibilità di concedere a Telecom la maggioranza in Metroweb, esclude categoricamente la cessione dell’intera proprietà della struttura di rete alla stessa. Posizione ribadita, anche di recente, dal Presidente della Cassa metroweb-logo-171571Depositi e Prestiti Franco Bassanini: “Telecom rivestirebbe, comunque, il ruolo più importante, perché è la società più importante, noi mettiamo il capitale”. Del resto, c’è da dire che in Telecom di capitali da investire ne restano ben pochi: nel bilancio trimestrale, il gruppo ha mostrato ancora segnali di rallentamento, con un utile più che dimezzato (da 222 a 80 milioni, anche per ragioni straordinarie), ricavi in calo (-2,6% a 5,1 miliardi), un margine operativo lordo in flessione (-7,7% a 2 miliardi) e un aumento del debito a 29 miliardi, dai 27 del dicembre 2014, legato ad una “negativa generazione di cassa operativa nel trimestre”. Ciò nonostante, Telecom vuole restare il padrone dell’infrastruttura di rete e si rifiuta di entrare in un “condominio” di operatori per sviluppare la fibra ottica sotto la guida e la garanzia della Cassa Depositi e Prestiti. Così, per portare avanti i suoi programmi di sviluppo, il Governo sta valutando un piano alternativo, che presupporrebbe l’aiuto di ENEL Terna. La più importante azienda energetica italiana, per quanto non abbia intenzione di rimettersi in gioco sulla telefonia, ha in atto un piano per la sostituzione dei vecchi contatori, che potrebbe tornare molto utile per portare la fibra ottica in tutte le case degli italiani, tramite tecnologia Ftth (Fiber to the home). Per Metroweb, insomma, i potenziali partner per realizzare la nuova infrastruttura a banda ultralarga non mancano, ma la partecipazione di Telecom renderebbe tutto più semplice. Per questo, Palazzo Chigi non ha rinunciato all’idea di ricucire lo strappo con Telecom, la quale, intanto, va avanti per la022795-fastweb_telecom sua strada. Di qualche giorno fa, infatti, è la notizia dell’accordo con Fastweb per la commercializzazione, nel 2016, di una “innovativa” Adsl (Vdsl enhanced) su architettura Fttc (Fiber to the cabinet), ovvero fibra fino all’armadietto di strada per poi raggiungere le case, tramite la vecchia linea in rame, con una velocità che si riduce drasticamente all’aumentare della distanza tra la cabina e l’abitazione. Un chiaro concretizzarsi della minaccia di procedere al cablaggio di 40 città, in diretta concorrenza a Metroweb. Una mossa disastrosa, la quale, al di là dell’assurdità di un doppio cablaggio, rischia di costar caro al nostro Paese, a causa delle norme europee che impediscono l’utilizzo di fondi pubblici se vi è un privato ad operare nello stesso settore e sullo stesso territorio. Morale della favola? Se Telecom andrà avanti con i suoi propositi, nelle città in cui vorrà installare la sua fibra non potranno essere usati soldi pubblici per le infrastrutture di rete e la grande opera strategica per il futuro del Paese rischia di essere bloccata o, almeno, ostacolata dagli interessi privati di un’azienda. Noi, nell’attesa, possiamo continuare ad impiccarci con il doppino di rame. Grazie Telecom!

Giuseppe De Simone

 

Questo articolo fa seguito a La banda ultra larga in Italia di Edoardo Morvillo. I nostri collaboratori si stimolano a vicenda, dando origine a scambi di idee e informazioni, a beneficio dei lettori, nello spirito di questo sito-blog!

 

 

La banda ultra larga in Italia

 

Occorre pensare, fin da adesso, alle infrastrutture sulle quali costruire il nostro futuro prossimo. In questo scenario, la banda ultra larga sarà quella portante dell’intero sistema economico e sociale. Sarà la risorsa con cui sviluppare la competitività del Paese e misurare la nostra capacità di rimanere tra le nazioni più avanzate del pianeta. 1418654818_speedtest-10dic2014Qualcuno, comprensibilmente scettico, potrebbe chiedersi: sono davvero necessarie le autostrade informatiche a banda ultra larga, se, oggi, non ci sono applicazioni che possano sfruttare i 100 Mbps che queste mettono a disposizione? Le metafore, talvolta, ingannano. Le autostrade informatiche, in particolare quelle in fibra ottica, più che essere veloci, garantiscono prestazioni maggiormente sicure. La frequenza dei loro guasti è di due ordini di grandezza inferiore rispetto al rame, con costi di manutenzione sensibilmente più bassi. Le si definisce ultra veloci, ma, in realtà, sono ultra larghe: è come se fossero strade a 100 corsie, lungo le quali è molto difficile trovare un ingorgo, e, per questo, le informazioni viaggiano più speditamente. Ma sono anche più spedite in senso intuitivo: hanno la velocità di risposta più celere disponibile oggi sul mercato, la quale è sempre utile e che, in alcune applicazioni, come la videocomunicazione e il lavoro a distanza, è fondamentale. Per queste ragioni, ma anche perché la fibra ha una vita economica utile molto più lunga del rame il quale, ossidandosi, invecchia più rapidamente e diminuisce le sue prestazioni, le reti di telecomunicazione del futuro viaggeranno su fibra ottica e gli investimenti saranno capitalizzati in un arco di tempo più esteso. fibraSi potrà, poi, decidere, a seconda delle necessità, se all’ultimo tratto si accederà wireless o con un cavo, ma sarà sempre la fibra ottica a permetterlo. L’Italia è indietro in tutte le classifiche europee relative alla digitalizzazione e ultima per diffusione di banda ultra larga. È un dato che deve allarmare perché può essere l’origine di altri, e sempre più ampi, divari, che saranno, poi, difficilmente colmabili se protratti nel tempo. Dotare l’Italia di reti a banda ultra larga è altresì la premessa per avere, un giorno, un’Italia più veloce, più agile, meno burocratica. Per questo, la strategia per la banda ultra larga non è la risposta all’ennesima richiesta che perviene dall’Unione Europea. Al contrario, è il primo tassello di un progetto più ampio, che ingloba le infrastrutture digitali e gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea, ma va oltre. È il punto di appoggio di una nuova visione dell’Italia del futuro, che, grazie alla digitalizzazione, ma non solo perché si sarà digitalizzata, sarà migliore. Per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno dell’impegno comune: non bastano i soli sforzi dell’Amministrazione Pubblica, centrale o locale. Serve l’impegno dell’intero settore ICT (Information and Communication Technology), delle imprese, delle associazioni e dei cittadini. È necessario che tutti lavorino insieme ad una strategia unitaria e non di breve respiro. 1-banda-largaE’ nato il primo strumento pubblico per conoscere, comune per comune, quale sia lo stato della banda ultra larga e come procedano i lavori per estenderla, con i fondi pubblici. È una piattaforma presente sul nuovo sito di Infratel Italia, società del Ministero dello Sviluppo Economico, deputata ad eseguire il piano banda ultra larga. Piano che, finora, ha potuto usufruire di fondi pubblici solo nel Sud Italia ma che, verso fine anno, sarà esteso anche al Centro-Nord, per un totale di 6,2 miliardi di euro, fino al 2020. Il sito (www.infratelitalia.it) mostra, poi, nell’area selezionata dall’utente, quali siano i progetti in corso. Lo strumento rivela anche quanti giorni necessitino agli enti pubblici per accordare il permesso a procedere con gli scavi e l’istallazione della rete. Che questo nuovo sito serva a sollecitare gli enti competenti, lo dimostra lo strumento “Vuoi internet più veloce?”, un pulsante che appare dopo la ricerca per comune o regione. L’utente che ancora non è coperto, può segnalare, tramite un modulo, dove vorrebbe avere la banda ultra larga.

Edoardo Morvillo

 

 

Dall’hard disk all’Ssd

 

L’hard disk esiste dalla nascita del personal computer e di tutte le tecnologie che necessitano di una memoria interna o esterna per poter immagazzinare dati. Esso può trovarsi all’interno del pc o essere portatile, consentendo di mantenere al sicuro i propri dati. IBM_305_RAMACL’hard disk fu inventato nel 1956 dall’azienda statunitense IBM. In origine, era costituito da 50 dischi dal diametro di 60 centimetri ed era capace di immagazzinare circa 5 megabyte di dati (foto a destra). Era alto come un frigorifero e pesava oltre una tonnellata. Dopo vari sviluppi, il grande cambiamento giunse nel 1980, quando un’altra azienda americana, la Seagate Tecnology, produsse il primo hard disk per un personal computer. Esso, come il suo antenato, aveva una capacità di 5 megabyte, ma le esigue dimensioni di 5,25 pollici, con una maggiore velocità di scrittura e lettura e minori consumi elettrici. Dopo la produzione di svariati modelli e progressivi miglioramenti, sia negli anni ‘80 che nei ‘90, si è avuta un’importante svolta negli anni 2000, quando due fisici, uno francese e uno ceco, riuscirono ad inventare il primo hard disk di tipo moderno, capace di immagazzinare dati per oltre un gigabyte, rivoluzionando, così, il mondo dell’informatica. Queste importanti invenzioni, infatti, hanno permesso alle grandi aziende d’informatica di poter sviluppare e ottimizzare i propri sistemi operativi, migliorandone grafica, praticità e velocità. adding-a-hard-disk-1-1Ecco perché la memoria di massa era ed è, ancora oggi, un elemento fondamentale per alcuni dispositivi elettronici. Non è questa la sede opportuna per esporre il funzionamento di un hard disk, ma, comunque, per rilevare l’importante differenza tra un hard disk “tradizionale” e un hard diskSsd” (solid-state drive), è necessario capirne alcune importanti funzionalità. Innanzitutto, l’hard disk tradizionale ha un funzionamento di tipo meccanico. Esso è composto da uno o più dischi, realizzati in alluminio o vetro, rivestiti da materiali elettromagnetici, su cui sono impressi i dati, mediante una testina sollevata in rotazione dai dischi stessi. La velocità con cui girano i dischi può oscillare da un minimo di 4200 ad un massimo di 15000 giri al minuto. L’hard disk Ssd, invece, è composto da una memoria “flash” per l’immagazzinamento dei dati, sfruttando una tecnologia che modifica lo stato elettronico di celle di transistor. InsideanSSD.jpgPer questo, esso non richiede l’uso di parti meccaniche come dischi, testine e motori, migliorando notevolmente velocità, consumi elettrici e usura. La tecnologia di tipo flash, sviluppata già negli anni ’80 nei laboratori della Toshiba e prodotta dalla Intel, aveva una velocità di lettura e scrittura lentissime e poteva gestire solo piccoli quantitativi di cicli di scrittura. Successivamente, agli inizi degli anni ‘90, prese avvio il primo progetto di NAND flash, grazie ad una collaborazione tra Samsung e Toshiba, con cui era possibile memorizzare una quantità superiore di dati in maniera sequenziale. Utilizzate inizialmente in ambito militare o industriale, le memorie flash erano impiegate per chiavette usb, memorie per macchine fotografiche, memorie di cellulari, tablet, svariati dispositivi e, per l’appunto, gli hard disk. Questa nuovissima tecnologia permette di rendere i dati più sicuri, aumentando anche di più di 10 volte la velocità del dispositivo con cui viene usato. Per ora, i costi di tali hard disk sono abbastanza elevati rispetto a quelli di un hard disk tradizionale, ma, grazie alle continue innovazioni, si spera in un rapido abbattimento. Da pochi giorni, infatti, Intel e Micron hanno annunciato la realizzazione di memorie flash tridimensionali, che consentiranno di produrre Ssd da 2,5 pollici, con capacità fino a 10 terabyte. La nuova tecnologia permetterà di triplicare lo spazio di archiviazione, riducendo, allo stesso tempo, i costi e i consumi.

Edoardo Morvillo

 

 

Gli Internauti

 

L’arrivo di internet e della connessione a banda larga nelle nostre case ha rivoluzionato, non solo il mondo delle telecomunicazioni, ma anche quello del sapere e dell’informazione. Ha permesso di creare nuovi “oggetti” tecnologici, con cui condividere qualsiasi pensiero o stato d’animo. internetHa appassionato uomini e donne di ogni paese, di ogni età, di ogni appartenenza culturale e religiosa. Ha dato la possibilità a ciascuno di mettersi in gioco per farsi conoscere, esprimendo le proprie sensazioni e idee. Oggi, per esempio, una casalinga può trovare consigli utili su come eliminare macchie difficili, uno chef può trovare spunti per creare nuove ricette, uno studente può fare ricerche molto più approfondite in tempi brevi, e così via… Ormai, sul web si trova e si può fare davvero di tutto. L’innovazione tecnologica è andata avanti a tal punto da permettere a due o più individui di mettersi in contatto, di spedirsi un video o una foto in pochi passi. Il tutto in tempo reale. Come è possibile tutto ciò? Molto semplice: tramite una rete sociale virtuale, o meglio conosciuta come “social network”. I social network hanno rivoluzionato il mondo di internet e hanno avvicinato un gigantesco bacino di utenti alla rete. Spesso accostando ad essa anche persone “ignoranti” o poco versate in materia di computer. Businessman pressing modern social type of iconsCredo che la sua repentina ascesa sia stata possibile proprio grazie alla sua facilità d’uso. La rete sociale, infatti, permette di partecipare ad una condivisione di idee a livello mondiale, stando comodamente seduti a casa propria, bevendo un caffè caldo o guardando la tv, tutto in modo molto semplice. Allo stesso tempo, si sono diffuse anche forme di condivisione alternative: l’utente può innescare una gara fra tanti, finalizzata al solo scopo di ottenere più visualizzazioni possibili. internautaUna gara di condivisione di video, senza alcun tema particolare, con l’unico interesse di avere un ritorno di visualizzazioni a livello mondiale, richiamando, così, la curiosità dell’internauta al momento collegato. Questa “moda” ha attratto anche molte televisioni statunitensi e non solo, le quali, puntualmente, pubblicano i video più “cliccati” in molti programmi d’intrattenimento. L’internauta non ha nulla di cui preoccuparsi? Sì! Infatti, come ogni cosa in questo mondo, anche la rete è “popolata” da malintenzionati che cercano, con sistemi molto intelligenti, di truffare i meno esperti. Raggiri di ogni genere, come virus fasulli che richiedono danaro e falsi venditori che derubano il malcapitato con piccole, abili mosse. Bisogna, quindi, stare attenti ed essere molto cauti a non imbattersi in siti poco affidabili.

Edoardo Morvillo