L’Editto di Milano e la falsa esclusività del Cristianesimo

 

 

Sono anni che mi chiedo il motivo per cui, su molti libri di storia, anche di una certa autorevolezza, e, soprattutto, in documentari e programmi televisivi, venga continuamente propugnato un sostanziale falso storico: quello secondo cui l’Editto di Milano del 313 d. C., emanato dall’imperatore Costantino, avesse elevato il Cristianesimo a religione ufficiale dell’impero romano. Falso! Falso! Falso! L’editto, in realtà, non decretò alcuna esclusività al Cristianesimo, in quanto consentì la pratica libera della propria religione a tutti coloro che avessero un credo. Le uniche concessioni specifiche a quella particolare confessione consistettero nell’abolizione delle persecuzioni e nella restituzione, ai cristiani, delle chiese e dei beni precedentemente confiscati. Duemila anni dopo, nell’opinione comune, specialistica o meno, si continua a sostenere, con molta leggerezza, questa bugia. Dobbiamo attendere l’opera di un altro Lorenzo Valla, autore, nel 1517, del De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio (Discorso sulla donazione di Costantino, contraffatta e falsamente ritenuta vera), scritto in cui il celebre umanista denunciò la falsità della cosiddetta Donazione di Costantino, documento (contraffatto, nell’VIII secolo, dalla stessa curia pontificia) sul quale, per secoli, la Chiesa Cattolica Romana aveva fondato la legittimazione del proprio potere temporale nell’Europa Occidentale?

 

 

 

 

 

 

               

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