Editoria. “Dizionario Critico della Democrazia Antica e Moderna”, di Patricio Emilio Marcos, Eurilink Univeristy Press, sarà presentato il 28 maggio presso la Link Campus University” di Roma

 

 

L’attuale modello di potere sembra ridotto alla pretesa di vendere, come se fosse una scienza, l’ideologia corruttrice della vita nobile. La transizione, quindi, tra il vecchio e il nuovo regime è caratterizzata dalla sostituzione delle oligarchie dell’onore con quelle del denaro, in modo che il mondo attuale contempli l’egemonia dei neoplutoi o nuovi ricchi, quelli privi di nobiltà, consci del fatto che la vera dignità umana sia crittografata nella capacità e nel piacere che provoca fare del bene. Dal confronto tra i paradigmi teorici e ideologici, l’autore evidenzia come il paradigma classico si basi sui consistenti studi empirici dei ricercatori dell’Accademia platonica e del Liceo aristotelico mentre il paradigma moderno è ideologico, non scientifico e valutativo, poiché il suo obiettivo fondamentale è quello di giustificare la conservazione della vita dormiente e passiva, vita che Benjamin Constant chiama “di godimenti”. Patricio Marcos sottolinea che nel mondo moderno la vecchia scienza o conoscenza politica è designata col nome di “filosofia politica”, fingendo si tratti di un inutile, obsoleto orpello, in chiara contraddizione con quel tipo di conoscenza costruita dagli antichi saggi. Infatti, Platone, ad esempio, non titola i suoi dialoghi “Filosofia della Repubblica” ma “Repubblica”, non “Filosofia delle Leggi” ma, semplicemente, “Leggi”. Questo sforzo di denigrare la scienza politica antica si manifesta anche nelle caratteristiche che oggi vengono attribuite all’autentica scienza politica, che è antifilosofica, antivaloriale e si basa sulla quantificazione e su dati concreti; questo atteggiamento, però, ignora che la vecchia scienza politica non è “valoriale”, perché si basa su una molteplicità di indagini storiche su individui e popoli. Finché è scientifico, il suo interesse è di dare un resoconto completo delle idee sulla felicità e, fondamentalmente, come si intersechino le contingenze storiche nell’organizzazione politica, sociale, economica e familiare dei popoli di tutti i tempi. L’opera, in due volumi, contiene 192 voci selezionate dalle opere di: Socrate, Platone, Aristotele e Alexis de Tocqueville. Ciascuna voce include i commenti di autori della democrazia liberale, che costituisce il modello moderno: americani quali Washington, Jefferson e Hamilton; inglesi quali Hobbes, Burke e Locke; italiani quali Machiavelli e Guicciardini; francesi quali Bodin, Montesquieu e Constant, e molti altri. Delle voci, 11 appartengono a Socrate, 32 ad Aristotele, 54 ad Alexis De Tocqueville e 95 a Platone. 1.420 pagine, che ripercorrono la storia della democrazia e ne analizzano ciascun aspetto, passando in rassegna e mettendo a confronto importanti questioni, nonché quanto di più importante è stato scritto sull’argomento. Si tratta di un’opera che potrà interessare tutte le scuole, le librerie e gli accademici nei settori della filosofia politica, della storia, del diritto, della sociologia, ma anche i politici e il pubblico in generale, in tutto il mondo. I saggi, ordinati in ordine alfabetico, contengono elementi teorici e ideologici di tutti gli argomenti relativi ai regimi democratici del mondo: contesto, origini, leggi, istituzioni chiave, cicli e spiega la loro diversità secondo i vari tipi di democrazia. L’opera definisce la democrazia in base alla classe sociale che prende e controlla il potere e descrive l’organizzazione istituzionale relativa. Compara anche i princìpi, le leggi e le istituzioni di altri regimi, in modo particolare delle varie forme di governo dei pochi (oligarchie), ma anche delle tirannie e delle monarchie. Esamina la ragion di Stato che conduce alla creazione, alla conservazione e alla distruzione delle democrazie; le fonti interne ed esterne che ne minacciano i vari generi e ciò che porta alla corruzione dei regimi popolari e delle rivoluzioni. Inoltre, vengono esaminati i vari modi di vivere con i loro usi, le loro abitudini e le loro caratteristiche. Patricio Emilio Marcos Giacomán insegna Filosofia e Scienza della Politica presso la Universidad Nacional Autónoma de Mèxico (UNAM). Ha effettuato i suoi studi di Economia presso l’Istituto Tecnologico di Studi Superiori di Monterrey; di Filosofia all’Istituto Superiore di Filosofia e di Psicoanalisi, presso la Facoltà di Pshycology di Lovanio, in Belgio; ha conseguito il Ph.D. in Scienze Politiche presso l’UNAM in Messico. E’ stato consulente del Governo messicano con diversi incarichi ed è autore di numerose pubblicazioni nei settori della politica, dell’economia e della filosofia tra i quali: Grandeza y decadencia del poder presidencial en México, 2015; La política de las reformas en México, 2015, La vida política en Occidente: pasado, presente y futuro, 2011; Diccionario de la democracia, 2010; Qué es democracia?Historia del ciclo político de Atenas del s. XIII al s. IV a.n.e., 1997; Psicoanálisis antiguo y moderno, 1993; Lecciones de política, 1990. La presentazione dell’opera, edita da Eurilink University Press, casa editrice dell’Università degli Studi “Link Campus University”, inserita nel dibattito dal titolo “Una bussola per orientarsi nelle democrazie del nostro tempo”, si terrà martedì 28 maggio, alle ore 17.00, presso l’Antica Biblioteca dell’Università degli studi “Link Campus University” di Roma. Parteciperanno Scotti, presidente della “Link Campus University”, Raffaele Galano, professore straordinario della “Link Campus University”, Vincenzo Diego Lazzarich, professore associato di Storia delle Dottrine Politiche presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Giacomo Marramao, professore ordinario di Filosofia Politica presso l’Università degli Studi “Roma 3”, Giulio Tremonti, presidente Aspen Institute Italia, e Patricio Marcos, autore del Dizionario. Il dibattito sarà moderato da Marco Filoni, filosofo della politica e ricercatore presso l’École Normale Supérieure di Parigi. Interverranno Alessandro Corbino, già professore ordinario di Istituzioni di Diritto Romano presso l’Università di Catania, Marco Emanuele, docente di Democrazia e Totalitarismi presso la “’Link Campus University”, Marco Morganti amministratore delegato Banca Prossima – Gruppo Intesa San Paolo, Jesus Ortega Martines, direttore di ‘”Sintropia”, Istituto di Studi Strategici e Politiche Pubbliche, Messico, Claudio Roveda, rettore della “Link Campus University”, Pasquale Russo, direttore generale della “Link Campus University”, e Claudio Vasale, professore straordinario di Storia delle Dottrine Politiche presso la “Link Campus University’”.

 

Attualità di Voltaire: note sul suo pensiero e l’analisi di due racconti “contes”

 

di

Enrico Marco Cipollini

 

 

La figura più caratteristica del XVIII secolo francese è forse Francois Marie Arouet  anagrammato a suo modo Voltaire, il quale appartiene tanto alla filosofia che alla letteratura. Nasce a Parigi nel 1694 da famiglia borghese. Nel pensiero voltairiano, il problema etico equivale a problema politico. Voltaire, infatti… 

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François-Marie Arouet “Voltaire” (1694 – 1778)

 

 

Complottismo… e Cultura. La narrativa complottista è la sola ricetta di tanta “letteratura critica”

 

di

Giovanni Perazzoli

 

 

Contrariamente a quanto si potrebbe credere (tra i più ottimisti) le teorie cospirative non sono un fenomeno circoscritto entro i limiti di una subcultura che rumoreggia lontana dal mondo accademico e dalla “cultura alta”. La struttura portante delle teorie cospirative si ritrova pressoché immutata anche in non poca letteratura filosofica, economica e sociologica, relativamente influente. Per fare solo un (facile) esempio, il plot complottista è non piccola parte dei libri di Michel Foucault editi da Gallimard…

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Sulla tomba di Shelley

 

 

Tra le mie mani
la tua pelle diventa poesia.
Quieta pittura,
che mi riveste l’anima,
vento leggero
che accarezza i miei occhi
Lascerai questo letto,
presto,
appiccando nuove fiamme
dalla cenere.

(4 dicembre 2016, Cimitero acattolico di Roma)

 

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Carlo Carrà: la pittura come dialogo tra cose ed essere

 

di

Filippo Villani 

 

Ogni artista, durante il suo percorso, crea già Arte nel momento in cui avvia un processo di riflessione su se stesso e l’Arte in sé. E così è accaduto con la Pittura a Carlo Carrà (Quargnento, Alessandria, 11 febbraio 1881 – Milano, 13 aprile 1966). La sua formazione fu innanzitutto inusuale: cominciò a lavorare a 12 anni come imbianchino in una bottega del suo paese…

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Carlo Carrà

 

 

Il disvelarsi della complessità, Platone e il parricidio di Parmenide

 

di

Tullio Tinti

 

 

Negli ultimi trent’anni la convinzione che tutto quanto sia, a ben guardare, complesso si è diffusa come un’epidemia o – come direbbe Dawkins – si è rivelata un meme estremamente contagioso. Non c’è ramo del sapere che non ne sia stato influenzato. In ogni anfratto della conoscenza umana arriva il meme della complessità e modifica la percezione dei ricercatori, i quali gettano un nuovo sguardo ai propri modelli teorici e un attimo dopo si sentono obbligati a dire…

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Parmenide (515 a.C. – 450 a.C.)

 

Platone (427 a.C. – 347 a.C.)

 

 

L’improbabile storia degli Squallor, il gruppo più osceno d’Italia

 

di

Demented Burrocacao

 

Cosa succede se fai suonare insieme alcuni dei migliori produttori e autori italiani? Decine di dischi pieni di deliri musicali e brillante umorismo da osteria…

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Gli Squallor. da sinistra: Toto’ Savio, Alfredo Cerruti, Giancarlo Bigazzi e Daniele Pace

 

 

“I fiori blu” di Queneau e noi…

di

Maria Chiara Pomarico

 

 

La situazione storica è un pochino confusa: libere (molto) divagazioni (non tanto) sul modo di intendere i “fiori”, ieri e oggi.
Il trenta luglio duemilaundici Maria-Chiara salì sul torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica e la trovò un poco confusa. Per questo, decise di sedersi nel prato adiacente al camping di Castel di Sangro e iniziare un vecchio libro trovato nella libreria di casa“.

I fiori blu di Raymond Queneau. Con un po’ di scetticismo, iniziò a leggere, spinta solo dalla traduzione di Italo Calvino più che dalla curiosità per il libro stesso…

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Raymond Queneau

 

 

Tableaux de débauche

 

 

Uno stormo di quadri immorali,
uccelli con ali di vampa,
avvolge i miei occhi
e vi pianta
lame frementi e profonde.
Un lume di sangue
veglia il tuo sonno
e i miei brividi folli.
Con labbra chiuse tu dormi
e il tuo corpo scoperto
soffia braci di ansimi
e sospiri corrotti
sulla mia impotente miseria,
agonizzante nel lebbrosario del vizio
che il tuo seno cupido
nutre e sostenta.
Mai sarò stanco di amarti,
mio dissoluto tormento…

 

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Ho sempre desiderato incontrare una donna che mi possedesse a tal punto l’ispirazione da renderla, con i miei versi, un’opera d’arte vivente! (R. P.)

 

Uno scrigno di segreti (e d’amore e di bellezza). “L’universo delle fragranze. L’epopea artistica di un maestro profumiere: Maurizio Cerizza” di Raffaele Lauro

 

 

di Riccardo Piroddi*

 

 

Uno scrigno di segreti, A saucerful of secrets, come il secondo album in studio dei Pink Floyd del 1968. Questo è l’ultimo romanzo biografico di Raffaele Lauro, L’universo delle fragranze. L’epopea artistica di un maestro profumiere: Maurizio Cerizza.
Un’opera che è, innanzitutto, una storia di segreti, quelli dell’arte profumiera, che parla d’amore e di bellezza, scritta con amore e con bellezza, per chi sa capire l’amore e la bellezza ed è pronto a raccoglierne i doni. Indubbiamente, Raffaele Lauro è un uomo d’amore e di bellezza. Per questo è riuscito a condensarne tantissimi in questo libro, seppure più breve rispetto ai precedenti della sua vasta produzione letteraria, donando al lettore, come sempre, la parte più intima e preziosa della sua persona. Chi ha avuto e ha il privilegio di conoscerlo e di aver letto quanto da lui precedentemente pubblicato, senz’altro non si meraviglia dei contenuti di questa sua ultima opera, dedicata a uno dei più grandi maestri profumieri italiani, Maurizio Cerizza.
Bisogna essere grati a Raffaele Lauro per aver trattato non del resoconto di un accadimento epocale, non della cronistoria di un evento memorabile, momenti ai quali, nel corso della carriera di uomo delle Istituzioni, ha potuto assistere da diversi osservatori privilegiati, quanto piuttosto qualcosa di apparentemente più semplice e immediato, eppure così universale e senza tempo. Qualcosa che ha implicato l’intingere la penna nell’inchiostro dei sentimenti più profondi e reconditi. Ciò lo si può fare, certo, per emozionare il lettore, per rendere più gemmata la narrazione, per mostrarsi vestiti dei propri abiti migliori. Raffaele Lauro, in quest’ambito, è un imperator che non ha bisogno di esibire alcun ornamento nuovo, abbigliato, come è, di un’anima sensibile e di un inesauribile spirito d’amore e di bellezza! Questo è forse l’unico, vero ragguaglio utile per la comprensione di quest’opera. Ne L’universo delle fragranze, qualsiasi appello all’analisi tecnica, quale potrebbe essere fornita da un critico o da un “operaio specializzato” della letteratura, è meramente vano. Troppo spesso, infatti, la critica tende ad attribuire a un’opera significati che essa non ha o a sovraccaricarne i motivi di ulteriori, inutili, implicazioni.
Mi salta alla mente, su tutti, l’intervento che Michele Barbi, autorevole filologo e insigne dantista, pubblicò sulla rivista Studi danteschi, da lui fondata nel 1920, a proposito della ricerca quasi spasmodica di sensi nascosti dietro la lettera nell’opus princeps di Dante Alighieri: “Io ho un giorno, durante il positivismo che s’era insinuato nella critica dantesca, richiamato gli studiosi a non trascurare una ricerca così importante come quella del simbolismo nella Divina Commedia: oggi sento il dovere di correre alla difesa del senso letterale, svilito come azione fittizia, come bella menzogna, quasi che nell’intendimento di Dante l’importanza del suo poema non consista già in quello che egli ha rappresentato nella lettera di esso, ma debba andarsi a cercare in concetti e intendimenti nascosti sotto quella rappresentazione. Non snaturiamo per carità, l’opera di Dante; è una rivelazione, non già un’allegoria da capo a fondo. La lettera non è in funzione soltanto di riposti intendimenti, non è bella menzogna: quel viaggio che essa descrive è un viaggio voluto da Dio, perché Dante riveli in salute degli uomini quello che ode e vede nel fatale andare.”

È sempre stata mia opinione che la miglior critica a un’opera letteraria sia fatta dal lettore stesso, proprio in quanto lettore. Essa, infatti, mediata dalle proprie conoscenze, dalla propria interiorità, dalla propria Weltanschauung, risulterà essere a misura personale e, dunque, giusta e pregnante (l’uomo come misura di tutte le cose, di cui parlava il filosofo greco Protagora). A un non cristiano che leggesse analiticamente l’Antico Testamento, ad esempio, esso parrebbe come la narrazione di una ipotesi abbastanza fantasiosa della creazione del mondo o la storia di un popolo guerriero che, in nome di un dio, combatte per conquistarsi una terra dove poter vivere. A una morigerata e pudica lettrice, come si mostrerebbe L’amante di Lady Chatterley di David Herbert Lawrence se non un romanzo lascivo e scostumato? E ancora, potrebbe non giudicare racconto degenerato e pervertito, il virile lettore che leggesse La statua di sale di Gore Vidal? Questo è il senso pratico di quanto appena detto riguardo l’interpretazione di un’opera letteraria, soprattutto per coloro poco versati nel maneggiare gli alambicchi teorici nei quali i critici distillano i propri giudizi.
Tredici lettere, due parole: a-m-o-r-e e b-e-l-l-e-z-z-a! Queste sono le chiavi interpretative de L’universo delle fragranze. Esse sono chiavi universalmente comprensibili e accessibili, esprimentisi attraverso un linguaggio universale, che con i sentimenti parla ai sentimenti. Ma L’universo delle fragranze è anche una storia vera, per quanto poco comune, i cui personaggi sono esistiti e sono stati conosciuti da molti, i quali, oggi, ne possono leggere le vicende. Da ciò, il valore pedagogico di questa lettura: leggere di chi si conosce, di chi si è incontrato, di chi si è voluto bene, impressiona maggiormente e maggiormente si imprime nella mente. Talvolta, la letteratura ha il magico potere di sublimare le esistenze – nonostante sia spesso condotto sotto l’aspetto della fictio narrativa – di individui realmente esistiti: basti citare, a riprova, l’imperatore Adriano de Le memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar; Torquato Tasso nella pur breve tra le Operette morali leopardiane, Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare; o Giovanna d’Arco ne La pulzella d’Orleans di Friedrich Schiller, o ancora gli innumerevoli personaggi della storia raccontati nei romanzi storici pubblicati negli ultimi anni: Alessandro di Macedonia da Valerio Massimo Manfredi, Ramses d’Egitto da Christian Jacq, Napoleone Bonaparte da Max Gallo e tanti altri.
Maria Aleksandrovna, Imperatrice di tutte le Russie, moglie dello zar Alessandro II Romanov, suor Lucia, la nonna Maria, Aurelio e Miranda, Maurizio (Cerizza, il protagonista), i fratelli, i grandi maestri profumieri francesi, ricevono anch’essi la sublimazione letteraria. Così abilmente Raffaele Lauro riesce a “confondere” il lettore che quasi ne sospende la mente in una dimensione diversa dalla realtà. La penna dell’Autore diviene il caleidoscopio attraverso cui i suoi personaggi trasfigurano se stessi nel mito, non solo letterario, divenendo exempla e archetipi dei valori positivi dell’esistenza umana, spingendo all’imitatio, rilasciando una lezione di vita che, se seguìta, migliorerebbe l’esistenza di ciascuno. Anche i luoghi risentono di questa trasfigurazione: Sanremo e la Riviera ligure di Ponente, la bella Penisola Sorrentina, la Provenza col suo profumo di lavanda in cui riecheggiano potenti echi proustiani, Parigi.
Memore della sua attività di professore, di pedagogo, di premuroso ma rigoroso plasmatore di coscienze, l’Autore consegna al lettore ritratti che incantano, che spingono alla riflessione, che istillano il bisogno di vedervi dentro e oltre. Come un abile pittore fiammingo, Raffaele Lauro ha dipinto il suo quadro. Contemporaneo Jan van Eyck della parola, ha intriso il racconto di minuzie, piccoli particolari, più o meno nascosti, lasciando al lettore il compito di svelarne le componenti e farsene rapire. E, proprio come il celeberrimo pittore in una delle sue opere più famose, La promessa di matrimonio – erroneamente intitolata I coniugi Arnolfini, come dimostrato nel bel romanzo The art thief (in italiano La donna del collezionista) dello scrittore americano Noah Charney – al centro della scena ha posto uno specchio, nel quale è riflesso egli stesso nell’atto di dipingere-scrivere. Quello stesso specchio nel quale si rifletterono le esistenze e le vicende dei vari protagonisti del romanzo. Quasi come in un gioco di scatole cinesi, i personaggi sono contenuti in qualcosa che li abbraccia e li include. Parte di una storia portante, a loro volta narrano le proprie storie, un po’ come ne Le mille e una notte.
Ho già anticipato che quest’opera sia, innanzitutto, una storia d’amore e di bellezza, dostoevskiana e spinoziana (la bellezza della natura che salverà il mondo e il Deus sive Natura o Pulchritudo sive Natura), che parla d’amore e di bellezza, scritta con amore e con bellezza. Ma essa non è soltanto questo. Raffaele Lauro è un intellettuale raffinato dalla personalità poliedrica e dai molteplici interessi, versato in numerose discipline. Tutta la sua opera di romanziere è permeata da queste caratteristiche. Questo libro parla anche altri linguaggi, tratta anche altri argomenti, spinge anche ad altre riflessioni. È un compendio dell’arte profumiera che l’Autore dosa con perizia e con garbo, non cadendo mai nella tentazione di salire in cattedra, nonostante ne abbia acquisito l’autorità. Non dà lezioni il professore (è rimasto il “prof” dei suoi allievi di filosofia del Liceo di Sorrento, che i ruoli successivi di prefetto e di senatore non hanno appannato), ma tratta con levità argomenti tecnici impegnativi, ne conversa col lettore, ne cattura l’attenzione e l’intelligenza, offrendo precisi ragguagli e informazioni. Questo romanzo biografico incuriosisce e spinge all’approfondimento. Ancora una volta, quindi, l’Autore mostra di essere in forma smagliante. Leggera ed eterea, come le essenze così splendidamente descritte tra le sue pagine, quest’opera effonderà certamente il suo profumo meraviglioso!

Raffaele Lauro e Riccardo Piroddi all’Hilton Sorrento Palace (2016)

 

* Book editor e Cultore della materia in “Language techniques and Creative writing”, DAMS – Università degli Studi “Link Campus University” di Roma