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Fibra ottica: così Telecom ci tiene nell’età del rame

 

Da mesi non si parla d’altro nel mondo delle telecomunicazioni italiane. Il lodevole progetto del Governo Renzi di dotare larghissima parte del Paese, entro il 2020, della vecchia (nuova solo per noi) fibra ottica, rischia di subire una brusca frenata, a causa degli interessi opposti di Telecom Italia. La vicenda, surreale, è in sintesi questa: il piano del Governo prevede circa 6 miliardi di euro di investimenti pubblici (tra Italia e Unione Europea) con l’idea iniziale di coinvolgere tutti gli operatori in Metroweb (società già attiva nel cablaggio di alcune città del Nord patuano-telecome partecipata, a maggioranza, dalla Cassa Depositi e Prestiti) per la realizzazione delle infrastrutture. Tutto bene, peccato solo che alla partita partecipi anche Telecom Italia. Sull’azienda guidata da Marco Patuano (foto a destra) pesa un enorme debito, salito nell’ultimo trimeste, a 29 miliardi di euro, garantito da una rete in rame che vedrebbe quasi del tutto azzerato il suo valore nel caso si realizzassero i propositi del Governo. Da qui, l’idea “geniale” di Telecom di aderire al progetto solamente alle sue condizioni: entrare con una quota del 60% in Metroweb Sviluppo, con una limitazione dei diritti di voto al 40%, per arrivare a detenere, una volta terminati gli investimenti, il 100% del capitale. L’intento è quello di possedere l’intera rete in fibra ottica, ricostituendo, così, una situazione di monopolio simile a quella già esistente per il rame. Il niet è arrivato immediatamente dall’Antitrust e a tale follia si è da subito opposta anche la Cassa Depositi e Prestiti, la quale, nonostante abbia aperto alla possibilità di concedere a Telecom la maggioranza in Metroweb, esclude categoricamente la cessione dell’intera proprietà della struttura di rete alla stessa. Posizione ribadita, anche di recente, dal Presidente della Cassa metroweb-logo-171571Depositi e Prestiti Franco Bassanini: “Telecom rivestirebbe, comunque, il ruolo più importante, perché è la società più importante, noi mettiamo il capitale”. Del resto, c’è da dire che in Telecom di capitali da investire ne restano ben pochi: nel bilancio trimestrale, il gruppo ha mostrato ancora segnali di rallentamento, con un utile più che dimezzato (da 222 a 80 milioni, anche per ragioni straordinarie), ricavi in calo (-2,6% a 5,1 miliardi), un margine operativo lordo in flessione (-7,7% a 2 miliardi) e un aumento del debito a 29 miliardi, dai 27 del dicembre 2014, legato ad una “negativa generazione di cassa operativa nel trimestre”. Ciò nonostante, Telecom vuole restare il padrone dell’infrastruttura di rete e si rifiuta di entrare in un “condominio” di operatori per sviluppare la fibra ottica sotto la guida e la garanzia della Cassa Depositi e Prestiti. Così, per portare avanti i suoi programmi di sviluppo, il Governo sta valutando un piano alternativo, che presupporrebbe l’aiuto di ENEL Terna. La più importante azienda energetica italiana, per quanto non abbia intenzione di rimettersi in gioco sulla telefonia, ha in atto un piano per la sostituzione dei vecchi contatori, che potrebbe tornare molto utile per portare la fibra ottica in tutte le case degli italiani, tramite tecnologia Ftth (Fiber to the home). Per Metroweb, insomma, i potenziali partner per realizzare la nuova infrastruttura a banda ultralarga non mancano, ma la partecipazione di Telecom renderebbe tutto più semplice. Per questo, Palazzo Chigi non ha rinunciato all’idea di ricucire lo strappo con Telecom, la quale, intanto, va avanti per la022795-fastweb_telecom sua strada. Di qualche giorno fa, infatti, è la notizia dell’accordo con Fastweb per la commercializzazione, nel 2016, di una “innovativa” Adsl (Vdsl enhanced) su architettura Fttc (Fiber to the cabinet), ovvero fibra fino all’armadietto di strada per poi raggiungere le case, tramite la vecchia linea in rame, con una velocità che si riduce drasticamente all’aumentare della distanza tra la cabina e l’abitazione. Un chiaro concretizzarsi della minaccia di procedere al cablaggio di 40 città, in diretta concorrenza a Metroweb. Una mossa disastrosa, la quale, al di là dell’assurdità di un doppio cablaggio, rischia di costar caro al nostro Paese, a causa delle norme europee che impediscono l’utilizzo di fondi pubblici se vi è un privato ad operare nello stesso settore e sullo stesso territorio. Morale della favola? Se Telecom andrà avanti con i suoi propositi, nelle città in cui vorrà installare la sua fibra non potranno essere usati soldi pubblici per le infrastrutture di rete e la grande opera strategica per il futuro del Paese rischia di essere bloccata o, almeno, ostacolata dagli interessi privati di un’azienda. Noi, nell’attesa, possiamo continuare ad impiccarci con il doppino di rame. Grazie Telecom!

Giuseppe De Simone

 

Questo articolo fa seguito a La banda ultra larga in Italia di Edoardo Morvillo. I nostri collaboratori si stimolano a vicenda, dando origine a scambi di idee e informazioni, a beneficio dei lettori, nello spirito di questo sito-blog!

 

 

La banda ultra larga in Italia

 

Occorre pensare, fin da adesso, alle infrastrutture sulle quali costruire il nostro futuro prossimo. In questo scenario, la banda ultra larga sarà quella portante dell’intero sistema economico e sociale. Sarà la risorsa con cui sviluppare la competitività del Paese e misurare la nostra capacità di rimanere tra le nazioni più avanzate del pianeta. 1418654818_speedtest-10dic2014Qualcuno, comprensibilmente scettico, potrebbe chiedersi: sono davvero necessarie le autostrade informatiche a banda ultra larga, se, oggi, non ci sono applicazioni che possano sfruttare i 100 Mbps che queste mettono a disposizione? Le metafore, talvolta, ingannano. Le autostrade informatiche, in particolare quelle in fibra ottica, più che essere veloci, garantiscono prestazioni maggiormente sicure. La frequenza dei loro guasti è di due ordini di grandezza inferiore rispetto al rame, con costi di manutenzione sensibilmente più bassi. Le si definisce ultra veloci, ma, in realtà, sono ultra larghe: è come se fossero strade a 100 corsie, lungo le quali è molto difficile trovare un ingorgo, e, per questo, le informazioni viaggiano più speditamente. Ma sono anche più spedite in senso intuitivo: hanno la velocità di risposta più celere disponibile oggi sul mercato, la quale è sempre utile e che, in alcune applicazioni, come la videocomunicazione e il lavoro a distanza, è fondamentale. Per queste ragioni, ma anche perché la fibra ha una vita economica utile molto più lunga del rame il quale, ossidandosi, invecchia più rapidamente e diminuisce le sue prestazioni, le reti di telecomunicazione del futuro viaggeranno su fibra ottica e gli investimenti saranno capitalizzati in un arco di tempo più esteso. fibraSi potrà, poi, decidere, a seconda delle necessità, se all’ultimo tratto si accederà wireless o con un cavo, ma sarà sempre la fibra ottica a permetterlo. L’Italia è indietro in tutte le classifiche europee relative alla digitalizzazione e ultima per diffusione di banda ultra larga. È un dato che deve allarmare perché può essere l’origine di altri, e sempre più ampi, divari, che saranno, poi, difficilmente colmabili se protratti nel tempo. Dotare l’Italia di reti a banda ultra larga è altresì la premessa per avere, un giorno, un’Italia più veloce, più agile, meno burocratica. Per questo, la strategia per la banda ultra larga non è la risposta all’ennesima richiesta che perviene dall’Unione Europea. Al contrario, è il primo tassello di un progetto più ampio, che ingloba le infrastrutture digitali e gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea, ma va oltre. È il punto di appoggio di una nuova visione dell’Italia del futuro, che, grazie alla digitalizzazione, ma non solo perché si sarà digitalizzata, sarà migliore. Per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno dell’impegno comune: non bastano i soli sforzi dell’Amministrazione Pubblica, centrale o locale. Serve l’impegno dell’intero settore ICT (Information and Communication Technology), delle imprese, delle associazioni e dei cittadini. È necessario che tutti lavorino insieme ad una strategia unitaria e non di breve respiro. 1-banda-largaE’ nato il primo strumento pubblico per conoscere, comune per comune, quale sia lo stato della banda ultra larga e come procedano i lavori per estenderla, con i fondi pubblici. È una piattaforma presente sul nuovo sito di Infratel Italia, società del Ministero dello Sviluppo Economico, deputata ad eseguire il piano banda ultra larga. Piano che, finora, ha potuto usufruire di fondi pubblici solo nel Sud Italia ma che, verso fine anno, sarà esteso anche al Centro-Nord, per un totale di 6,2 miliardi di euro, fino al 2020. Il sito (www.infratelitalia.it) mostra, poi, nell’area selezionata dall’utente, quali siano i progetti in corso. Lo strumento rivela anche quanti giorni necessitino agli enti pubblici per accordare il permesso a procedere con gli scavi e l’istallazione della rete. Che questo nuovo sito serva a sollecitare gli enti competenti, lo dimostra lo strumento “Vuoi internet più veloce?”, un pulsante che appare dopo la ricerca per comune o regione. L’utente che ancora non è coperto, può segnalare, tramite un modulo, dove vorrebbe avere la banda ultra larga.

Edoardo Morvillo