Recensione
Discorsi culturali ed europeisti, a cura di Francesco Li Pira e Gianfranco Turatti, M.A.Gi.C. Editore, Collana Scholastice, 2025, è certamente un’opera corale di forte coerenza interna, nella quale i diversi contributi dialogano tra loro attorno a un nucleo tematico preciso: l’Europa come costruzione storica, culturale e politica e il ruolo decisivo della formazione, della memoria e delle istituzioni educative nella sua realizzazione. Il volume non procede per giustapposizione di saggi ma per progressiva stratificazione di livelli di analisi, che vanno dalla riflessione teorica sul federalismo europeo fino alle applicazioni concrete in ambito scolastico, urbano e territoriale.
Il testo di apertura di Gianfranco Turatti, dedicato alla I Giornata culturale europea e al significato dell’incontro del 28 febbraio 2025, svolge una funzione introduttiva essenziale. È, altresì, un vero e proprio manifesto pedagogico: la scuola viene presentata come luogo privilegiato di elaborazione dell’identità europea, spazio in cui il dibattito sul futuro dell’Europa deve tradursi in educazione civica, consapevolezza storica e responsabilità democratica. Turatti sottolinea con chiarezza come l’europeismo non possa essere imposto dall’alto ma debba essere interiorizzato attraverso il confronto culturale e il coinvolgimento delle giovani generazioni.
A questo intervento fa da contrappunto il contributo di Giuseppe Rizzi, Gli Stati Uniti d’Europa e la I giornata culturale europea, che assume un tono più apertamente critico e politico. Rizzi mette in discussione le forme di europeismo verticistico che hanno caratterizzato una parte della storia dell’integrazione europea, denunciando la distanza tra le élite decisionali e i cittadini. Insiste sull’urgenza di un’Europa partecipata, capace di parlare alle coscienze prima ancora che ai mercati e individua nella dimensione culturale il vero terreno su cui ricostruire un consenso europeo autentico.
Il cuore teorico del volume è senza dubbio rappresentato dall’ampio saggio di Francesco Li Pira, Da Ventotene all’Europa federale. Le ragioni culturali e il sogno degli Stati Uniti d’Europa. Qui l’autore mette in campo una ricostruzione di lungo periodo che attraversa la storia europea dal Medioevo fino al Novecento, dimostrando come il Manifesto di Ventotene sia il punto di arrivo di una tradizione secolare e non un episodio isolato. Il valore del contributo sta nella capacità di tenere insieme erudizione storica, riflessione filosofica e lettura del presente: il federalismo di Spinelli viene interpretato come risposta strutturale alla crisi dello Stato-nazione ma anche come progetto etico e civile fondato sulla limitazione del potere sovrano e sulla centralità del cittadino europeo. Il saggio si distingue, inoltre, per l’attenzione al Mediterraneo, alla dimensione geopolitica e al dialogo tra Europa e mondo extraeuropeo, elementi che conferiscono alla riflessione un respiro contemporaneo.

La seconda sezione del volume apre un importante cambio di scala, spostando l’attenzione dal macrotema dell’Europa federale alla dimensione territoriale e culturale. Nel saggio Genius loci, microstoria e salvaguardia della cultura immateriale, Li Pira mostra come la microstoria non rappresenti una riduzione del discorso storico, quanto, al contrario, un laboratorio privilegiato per comprendere i processi generali. La valorizzazione delle tradizioni locali, dei culti e delle pratiche immateriali viene letta come risorsa strategica per lo sviluppo turistico ed economico europeo, in un’ottica che coniuga identità, sostenibilità e innovazione. Questo contributo arricchisce il volume, introducendo una prospettiva concreta, capace di legare l’idea di Europa alle comunità reali e ai territori.
Un altro asse tematico di grande interesse è quello dedicato alla toponomastica scolastica e urbana, affrontato nei due interventi di Gianfranco Turatti e Francesco Li Pira sull’intitolazione dell’Istituto Comprensivo a David Sassoli. Qui la riflessione assume una dimensione simbolica ed educativa: il nome di una scuola diventa strumento di trasmissione di valori, memoria civile e identità europea. La figura di Sassoli si staglia come modello di europeismo umanista, fondato sul dialogo, sulla dignità della persona e sulla centralità delle istituzioni democratiche.
Il contributo successivo di Turatti, L’eredità di David Sassoli: un esempio per l’Europa di domani, approfondisce ulteriormente questa figura, collocandola all’interno della tradizione europeista che va da Schuman e Monnet fino al Parlamento Europeo contemporaneo. Il tono è insieme commemorativo e progettuale: Sassoli non è celebrato come icona ma come riferimento concreto per un’Europa più giusta e più vicina ai cittadini.
La sezione dedicata al rapporto tra scuola, Intelligenza Artificiale e sviluppo tecnologico amplia ulteriormente l’orizzonte del volume. Nel suo intervento, Turatti affronta le sfide poste dall’IA al sistema educativo, ponendo l’accento sulla necessità di una governance etica e culturale dell’innovazione. A questo si affianca il saggio di Mariano Casaburi sulle sfide tecnologiche della Comunità Europea rispetto a Cina e Stati Uniti, che inserisce il discorso educativo in una cornice geopolitica più ampia, evidenziando i rischi di marginalizzazione dell’Europa in assenza di una strategia comune.
Segue il contributo di Giuseppe e Giacomo Pezzotti sul tessuto urbano europeo, che individua nella città medievale il primo archetipo dell’Europa contemporanea. Questo saggio restituisce una visione storica e urbanistica dell’identità europea, mostrando come lo spazio cittadino sia da sempre luogo di incontro, scambio e costruzione comunitaria.
A chiudere il volume è la postfazione di Giuseppe Pezzotti, che conclude il volume con uno sguardo diverso ma profondamente coerente con l’impianto complessivo dell’opera. Se i saggi precedenti hanno indagato l’Europa soprattutto come costruzione storica, politica e culturale, Pezzotti sceglie di concentrarsi sulla dimensione spaziale e urbana dell’identità europea, richiamando il pensiero e l’eredità di Leon Krier, figura centrale del dibattito architettonico e urbanistico europeo del secondo Novecento. Il ricordo di Krier non assume i toni di una commemorazione formale ma diventa occasione per riflettere sul significato profondo della città europea come luogo di relazione, misura umana e stratificazione storica. Pezzotti mette in evidenza come il pensiero di Krier abbia rappresentato una critica radicale alla dissoluzione della città tradizionale, opponendosi a un modernismo privo di memoria e di radicamento. In questa prospettiva, la città non è solo un fatto tecnico o funzionale, ma un organismo culturale, espressione di valori condivisi, di equilibrio tra spazio pubblico e vita comunitaria. Con questo contributo finale, Pezzotti amplia ulteriormente l’orizzonte del volume, mostrando come il progetto europeo non possa prescindere da una riflessione sull’urbanistica, sull’architettura e sulla qualità dello spazio pubblico. Il ricordo di Leon Krier diventa così un richiamo etico e culturale: costruire l’Europa significa anche costruire città che rispettino la storia, la scala umana e la dignità delle comunità. È una chiusura di grande eleganza intellettuale, che lega idealmente il destino dell’Europa a quello delle sue città, rafforzando l’idea di fondo del volume: l’Europa vive e si riconosce non solo nei trattati, ma nei luoghi concreti dell’esperienza quotidiana.
Nel suo insieme, Discorsi culturali ed europeisti è un volume densamente argomentato e culturalmente impegnato, che riesce a tenere insieme teoria e prassi, passato e presente, dimensione europea e radicamento locale. La forza dell’opera sta nella sua capacità di mostrare che l’Europa non è soltanto un’entità istituzionale, ma un progetto culturale complesso, che vive nelle scuole, nei territori, nella memoria storica e nelle scelte quotidiane. Un libro che non si limita a interpretare l’Europa, ma invita il lettore a sentirsi parte attiva della sua costruzione.
