Archivio mensile:dicembre 2017

‘A mamma d’ ‘e ‘ssirene

 

 

Stammatina maggio affacciato da’ fenesta ’e casa mia
e aggio visto nu paraviso ‘e mare, sole, museca e ‘ssirene.
‘E tre prete ca tengo ‘e faccia
so’ proprio chelle addò stevano pusate ‘sti creature d’ ‘o mito.
Stongo accussì bello ca putesse pure muri’
pecchè sto pensanno ca tu
nun si’ Parthenope, Leucosia e nemmanco Ligheia.
Tu si’ ‘a mamma d’ ‘e ssirene.
E si putesse turna’ a nascere n’ate mille vote
ogne vota vulesse nascere Ulisse
pe’ allucca’ cu ‘e cumpagne mie
“Nun me attaccate all’arbero ‘e ‘sta nave,
quanno e ‘ssirene cantano me voglio mena’ a mare
pe’ me fa’ fa’ a piezze ‘a chella ca sta’ annascosa,
‘a chella ca quanno se fa’ vede’
me leva ‘o sanghe ‘a dinto ‘e ‘vvene:
‘a cchiu bella ‘e tutte quante,
‘a mamma d’ e’ ‘ssirene!”.

(Dicembre 2017)

 

 

 

 

Breviario poetico, SteMi Editrice, 2017

 

 

 

Un piccolo compendio di poesia. Ecco cos’è questo libello che desidero offrire a chi vorrà leggerlo. Una lirica al giorno, per 365 giorni, da meditare, appena svegli o prima di dormire, per cominciare o terminare la giornata con la poesia. Perché la poesia è una monade spirituale che esplode per creare il tempo e l’Universo. Ho scelto i componimenti tra quelli preferiti, quelli che hanno segnato momenti importanti della mia vita. Da Omero, l’aedo dell’animo umano, a Shakespeare, il cantore delle passioni umane, fino alle poetesse e ai poeti ancora viventi e operanti, attraverso tutte le epoche e tutte le latitudini della Terra, quasi a creare un ponte ideale che unisse evi ed esistenze, nel nome della poesia. Una breve storia, dunque, in poesia, del mondo e dell’uomo. Nella scelta ho scelto la mia vita. Essa è trascorsa anche in queste poesie, perché donare poesie di altri attraverso sé stessi è donare se stessi!

 

 

 

Il ruolo del Mediterraneo nella geopolitica e nella geostrategia

 

Parte IV

 

Il Mediterraneo e la geopolitica dell’energia

 
 

A nessuno può sfuggire come le fonti di energia e la sicurezza degli approvvigionamenti energetici rappresentino una questione geopolitica e geostrategica di primaria importanza. Fondamentali risultano la distribuzione geografica delle principali risorse energetiche ed il controllo sulle stesse, dal momento che i principali giacimenti, sia di petrolio che di gas naturale, si trovano in massima parte, nel Medio Oriente e in Russia, la quale utilizza, sempre più, l’arma energetica per incidere sugli equilibri internazionali e per tentare di recuperare un ruolo di grande potenza, perduto con la fine dell’URSS, anche facendo ricorso ad accordi bilaterali con i paesi del Maghreb (Accordo Algeria-Gazprom). Tutti i dati, che seguono, confermano che la questione energetica è il cuore della geopolitica e della geostrategia del “Mediterraneo allargato”: le riserve energetiche, presenti nel Golfo Persico, in Asia Centrale, nel Mar Caspio e in Nord Africa, rappresentano il 70% delle riserve mondiali di petrolio e il 35% di quelle di gas; il traffico di greggio e di gas (navi e pipelines), nel Mediterraneo, è superiore a quello di qualsiasi altra area o bacino, a livello mondiale; le risorse finanziarie, ricavate da queste merci, costituiscono la principale ricchezza degli Stati del Medio Grande Oriente; la dipendenza energetica dei paesi industrializzati condiziona direttamente le politiche mediterranee di Stati Uniti e dei paesi europei. Il “Mediterraneo” allargato si conferma, quindi, uno dei teatri più importanti della geopolitica dell’energia, come già accadde negli anni ‘50-’60, sia per l’entità degli scambi di petrolio e gas naturale, sia per le previsioni di fabbisogno energetico futuro e sia, infine, per i progetti di nuove infrastrutture energetiche. Petrolio e gas naturale rappresentano le merci più scambiate nel “Mediterraneo allargato”, in quanto i paesi della sponda nord (Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia), membri dell’UE, si approvvigionano di petrolio e gas naturale presso i quattro paesi della sponda sud (Algeria, Libia, Egitto e Siria), incidendo, per il 27% del greggio e per il 32% di gas naturale, sulle importazioni dell’Unione Europea. Il fatto che queste siano le uniche merci scambiate, in grandissima quantità, tra le due sponde del Mediterraneo allargato, ne accresce l’importanza geostrategica. Senza dimenticare che, per il “Mediterraneo allargato”, transita il 25% del commercio mondiale del petrolio. Ed è un ruolo destinato a crescere ancora, nel prossimo ventennio, a causa dello sviluppo economico e della crescita demografica, che farà lievitare la domanda di energia di tutta la regione, dove 16 milioni di persone ancora non beneficiano di elettricità. Basti considerare lo sviluppo tumultuoso della Turchia, che si appresta a diventare uno dei maggiori consumatori di energia nel Mediterraneo, mentre l’Italia rimane il maggior consumatore di gas dell’area. La Turchia diventerà anche l’architrave del futuro equilibrio energetico del Mediterraneo, essendo, per collocazione naturale, un “corridoio energetico” tra il “Mediterraneo allargato” e i paesi caucasici, affacciati sul Mar Caspio, come regione esterna. In tal modo, la Turchia, ricevendo gas naturale, contemporaneamente, dalla Russia, dal Mar Caspio, dall’Iran, dall’Iraq e dall’Egitto, gestirà l’intero fabbisogno del bacino mediterraneo. Ciascun paese, quindi, deve affrontare il problema della sicurezza energetica con il criterio della diversificazione delle fonti e una serie di opzioni strategiche, come la costituzione, ad esempio, di riserve strategiche, precedentemente accumulate, sempre che l’interruzione delle forniture sia temporaneo e non indeterminata, a causa di motivazioni politiche (il recente caso Libia è esemplare). Se i paesi importatori attenuano i rischi, con la diversificazione delle fonti e dei fornitori, i paesi esportatori, come la Russia di Putin, tendono a diversificare i mercati, spesso per una politica di potenza. È noto che una minaccia per la sicurezza energetica dell’UE, il cosiddetto “accerchiamento energetico”, viene proprio dalla strategia putiniana di ricostituzione della grande potenza eurasiatica, che colleziona continui successi, alimentati dalla continuità del potere, confermato anche dal successo nelle recenti elezioni presidenziali. Sia che l’UE riesca a garantire una politica comune in materia di energia, nel rapporto con i paesi produttori, in quanto le enormi sfide geopolitiche in materia di energia non possono essere affrontate in ordine sparso, sia che ciascun paese dell’Unione proceda, da solo, per accordi bilaterali, il “Mediterraneo allargato” si conferma lo scacchiere principale, sul quale si deciderà, nel prossimo futuro, la sicurezza energetica mondiale.

 

Pecché

 

Pecché si accussì bella, ne, pecché?
Chisti uocchie lustri manco nu sciucquaglio ‘e oro
‘sti mmane cchiù preziose ‘e nu tesoro
ca si avesse ‘na carezza,
ne iesse stiso ‘nterra pe’ ‘a priezza.
Quanno me parli e riri, me fai scuppià ‘stu core
‘na curtellata ‘mpietto senza senti’ dulore.
Pecché si accussì bella, ne, pecché?
Tu si’ a reggina ca po’ fa ogne ommo re
nu principe consorte a chi tene a fortuna ‘e ave’ ‘sta ciorta
surdato ‘e truppa e ‘nzieme ‘mperatore
a chi cumbatte ‘a guerra ppe ‘st’ammore.
‘Sta vita mia l’hai fatta addiventà nu suonno
e si nun te pozzo ave’, nennella mia,
ca m’he ‘mbriacato comme si fussi vino,
m’addormo allerta, e sonno ‘e te tenè vicino.

(Dicembre 2017)

 

 

 

 

 

L’effimero e la poesia crepuscolare

 

Effimero è qualcosa di fugace e passeggero. E’ ciò che è fragile nel suo essere nel tempo. La sua attrattiva e la sua bellezza, quella che seduce e che si vorrebbe poter fissare, trova la propria ragion d’essere nell’incostanza. Nella mancanza di continuità. Nella negazione dell’eternità e, persino, nella deliberata rinunzia all’Assoluto. Proprio lì, in quell’attimo di non perpetuo, guido_gozzanodavanti alla vacuità del tempo, saltano gli schemi, i piani e tutte le certezze. Si annullano le distinzioni e le consuetudini. Si mandano all’aria le regole. Si sovverte lo status quo ante. I poeti crepuscolari, Guido Gozzano (immagine a destra) (1883-1916), Corrado Govoni (1885-1965), Tito Marrone (1882-1967) e Sergio Corazzini (1886-1907), massimi cantori dell’effimero nella storia della Letteratura italiana, dopo la stagione della poesia celebrativa di Giosuè Carducci e dell’estetismo superomistico di Gabriele D’Annunzio, con il mito del poeta, come animatore della storia e creatore delle forze del futuro, avevano ripiegato su temi e movimenti più semplici, declinanti, smorzati e quasi spenti. Il loro verso si presenta privo di qualsiasi ornamento e fluttua libero dal peso della tradizione formalistica. Tutto è accomunato dal bisogno del compianto e della confessione, nonché da una sorta di rimpianto pascoliano per un tempo che non c’è più e che diviene, giocoforza, fonte di perenne insoddisfazione: un’insoddisfazione che non si trasforma, giammai, in ribellione, piuttosto in rifugio dell’anima. La poesia crepuscolare evoca la tristezza e canta la coscienza infelice, la musica raminga, le canzoni d’amore del tempo perduto, le suppellettili che sanno di polvere, le luci soffuse nelle chiese, dove le candele si consumano lente, gli autunni nostalgici, fatti di addii e, persino, le primavere disadorne, senza alberi in fiore e senza profumi di vita rinnovata. Un lirismo della malinconia, la cui bellezza diventa canto dell’illusione. Quell’illusione che, seppure concepita in un momento di entusiasmo o di disperazione, si trasforma, poi, in verità, in realtà, disvelando, come un lampo improvviso, i misteri più nascosti, gli abissi più cupi della natura, i rapporti più lontani e segreti, le cause più inaspettate e remote, le astrazioni più sublimi, nei confronti delle quali la poetessa, paziente tessitrice di stati dell’animo, per dirla leopardianamente: “si affatica indarno per tutta la vita, a forza di analisi e di sintesi”.

 

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Quantunque la bellezza brilli,
essa cade. Così
in questo mondo chi
potrebbe essere in eterno?
Valicando oggi
le profonde valli dell’esistenza
non farò più vani sogni
né mai più m’illuderò!”.

Così, il monaco buddhista giapponese Kobo Daishi, vissuto tra l’ottavo e il nono secolo d. C., medita sulla fugacità della bellezza. “Cosa bella e mortal passa e non dura”, scrive Francesco Petrarca nel sonetto 248 del “Canzoniere”. E Molière, nel terzo atto della commedia “Le donne sapienti”, ricorda come “La bellezza del viso è un fragile ornamento, un fiore che appassisce presto, il bagliore di un istante”. Il bardo immortale William Shakespeare, in “Sogno di una notte di mezza estate”, si presenta sulla stessa lunghezza d’onda: “Tanto presto, quel che risplende è pronto a sparire”. Riecheggia anche “La canzone di Marinella” di Fabrizio De André: “E come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno, come le rose”. Non valgono patti faustiani con il demonio, oppure trasferimenti wildiani su tavole dipinte! La parola diviene tutto quello che resta. “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”, recita l’excipit del romanzo di Umberto Eco, “Il nome della rosa”. La rosa, che era, ora esiste solo nel nome, noi possediamo soltanto nudi nomi! Nomi, parole, versi, specula dell’ispirazione poetica, cifre del vissuto dei poeti crepuscolari, pendoli silenti che oscillano tra la realtà e l’immaginazione, tra l’illusione e il disincanto.

 

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‘A mariola

 

S’io fosse ‘nu mariuolo
iesse a ‘rrubbà ppe te ‘nu mazzo ‘e rose,
‘n aniello cu ‘e brillanti e ‘na corona ‘e sposa.
Po’ me futtesse e ‘pprete d’ ‘a cima d’ ‘o Vesuvio,
nu centenaro ‘e cantare cu l’acqua ‘e Marechiaro
pe te fa ‘na piscina arò tu stai ‘e casa
e me ‘ncanta’ annascuso ‘ntramente te fai ‘o bagno.
S’io fosse ‘nu mariuolo iesse a ferni’ ‘ngalera
e llà alluccasse all’ate
ca è sulo ppe te si stongo carcerato.
S’io fosse ‘nu mariuolo e che mariuolo fosse,
‘nu povero ‘mbranato, ‘na meza tacca streveza.
Tu, si’ ‘a mariola vera, ‘na mastra di valore,
pecche’ sulo cu ‘ll’uocchie te si arrubbato ‘o core.

(Dicembre 2017)

 

 

 

 

 

Il ruolo del Mediterraneo nella geopolitica e nella geostrategia

 

Parte III

I diversi fattori di differenziazione nel “Mediterraneo allargato”

 

 

Per poter procedere ad un’analisi più articolata dei diversi fattori di differenziazione nel “Mediterraneo allargato”, che lo rendono un significativo laboratorio geopolitico e geostrategico, bisogna descrivere, preliminarmente, l’area, che comprende non solo il bacino del Mediterraneo, ma anche i bacini del Mar Nero e del Mar Rosso. Questi tre bacini rappresentano una vasta area che risulta essere, nel contempo, una faglia ed una cerniera, entro la quale insistono e si confrontano realtà profondamente distinte. Tale area può essere rappresentata geograficamente come un’ellisse, suddivisibile in due settori principali, Nord e Sud, e in quadranti a loro volta facenti parte di differenti regioni geopolitiche. Questa ideale linea di confine tra i due settori Nord-Sud parte da Gibilterra e arriva al Canale di Suez, mediante Malta, il canale di Sicilia e Creta, e separa, come una frontiera, mondi che risultano tra loro storicamente inconciliabili, sul piano culturale e religioso (Cristianesimo e Islam), sul piano etnico (neo-latini, slavi, arabi e turchi) e sul piano politico-istituzionale (democrazia ed autoritarismo). Quasi una barriera, che appare insormontabile! Il Mediterraneo, inoltre, costituisce un’immensa “pianura liquida”, contraddistinta da cinque grandi masse peninsulari che insistono su questa pianura acquea: Maghreb, Spagna, Italia, Balcani e Turchia. Seguendo la prima impostazione, più congeniale all’economia di questo breve studio, va precisato che, all’interno dei due settori Nord-Sud, si evidenziano differenti regioni geopolitiche, così articolate. 1) Nella dimensione Nord: a) il Mediterraneo nord-occidentale (Spagna, Francia e Italia); b) il Mediterraneo nord-orientale (Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia-Montenegro, Albania, Grecia, Bulgaria, Romania e Turchia); c) l’area sud-occidentale della regione eurasiatica (Ucraina, parte della Federazione Russa, Georgia, Armenia, Azerbaijan, Repubbliche dell’Asia Centrale e Afghanistan). 2) Nella dimensione Sud (Grande Medio Oriente): a) il Mediterraneo nordafricano (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Egitto); b) il Corno d’Africa (Sudan, Eritrea, Etiopia e Somalia); c) l’area mediorientale (Israele, Autorità Nazionale Palestinese, Libano, Siria, Giordania, Iraq, Iran e Stati della Penisola Araba). Agli elementi di instabilità e di contrasto, che hanno, da sempre, caratterizzato i settori Nord e Sud del “Mediterraneo allargato”, si può affermare che, nell’ultimo decennio, questi elementi si siano attenuati o abbiano subito una crescita esponenziale? La domanda (retorica) trova una prima e immediata risposta nella valutazione degli effetti della globalizzazione, che, restringendo il fattore spazio-temporale ed espandendo quello transnazionale, hanno determinato la moltiplicazione delle tensioni tra le diverse regioni geopolitiche, tra gli Stati e all’interno degli Stati, alimentando numerosi focolai di violenza e di crisi. Su questo scenario, in continuo movimento, si possono individuare alcune principali questioni, che hanno un’incidenza, diretta e indiretta, sulla stabilità geopolitica e geostrategica del “Mediterraneo allargato”.

 

 

 

 

‘Sta lengua mia

 

 

T’ ‘o voglio dicere int’ ‘a sta lengua mia napulitana,
ca m’ha ‘mparato mamma ‘a piccirillo
quanno ogne juorno m’astregneva ‘mpietto.
E tutto chello ca è passato ‘a tànno
nun m’ha ‘mparato sulamente a usa’ ‘sta lengua.
M’ha fatto cape’ pure si è ‘o mumento
‘e dicere a ‘na femmena: si’ bella overamente,
nun sulo pecchè tiene ‘sti capille ‘e seta
e ‘a vocca ca fa addiventa’ zucchero ‘o veleno.
Io te vulesse tenere vicino
pe’ tutto ‘o tiempo ca ancora me rimane,
sulo a te, t’ ‘o giuro, a niscun’ata.
T’ ‘o sto ricenno int’ ‘a ‘sta lengua mia napulitana
e si nun ‘a capisci, te fa strana,
faccio parla’ l’uocchie, ‘e ‘mmane e ‘o core,
pecchè int’ ‘a vita puo’ nun capi’ mai niente
ma sulo ‘na parola te spiega tutte cose: ammore.

 

(Dicembre 2017)