Archivio mensile:Marzo 2015

CCCP – Fedeli alla linea

 

I CCCP – Fedeli alla linea possono certamente ambire al titolo di massima rock band italiana di tutti i tempi. Nessuno come loro, nel belpaese, è riuscito a catturare il vero spirito del rock e portarlo nella provincia italiana, in quell’Emilia paranoica di cui parlano in un loro famoso album. La band ha posto la propria firma su uno dei periodi più importanti e controversi del rock italiano, periodo che ha dato i natali a grandi band ma anche a grandi fiaschi storici che, senza vergogna, si sono spacciati per roker e hanno contribuito all’inizio della decadenza della musica made in Italy. cccpE lo ha fatto senza mezze misure, con manifesti ideologici, inni alla rivolta, fervore punk ma anche introspezione e misticismo religioso e orientale. I CCCP nascono a Berlino nel 1982, in seguito all’incontro tra Giovanni Lindo Ferretti (voce) e Massimo Zamboni (chitarra). I due, muniti di drum machine, iniziano a suonare in giro per la Germania, ispirandosi chiaramente alla musica punk. Ma è quando tornano in Italia che hanno il lampo di genio: mescolare la cultura popolare emiliana all’etica e all’estetica del punk. Nulla di così colto o profondo, si tratta della cultura di strada, delle periferie e delle osterie frequentate dai beoni, ma anche della cultura politica. Non a caso, CCCP viene tradotto, dal russo all’italiano, in URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche). È più una provocazione che un vero e proprio inneggiare al comunismo sovietico. Il primo impatto col pubblico italiano non è fortunato e i due ragazzi decidono di allargare la band, abbandonando la drum machine e ingaggiando Danilo Fatur e AntonellaAnnarellaGiudici. Così, i CCCP – Fedeli alla linea sono al completo. E’ questo il vero momento ufficiale della loro nascita. La parabola artistica della band è tutta in ascesa. Non un solo disco si può definire brutto e in ogni album è presente un’evoluzione artistica ben precisa e definita. Nei primi due album (“Compagni, cittadini, fratelli, partigiani“, del 1984, e “1964-1985. Affinità-Divergenze fra il compagno Togliatti e noi. Del conseguimento della maggiore età“, del 1986) la musica è piuttosto rozza e scarna, seppure piena di energia punk. imagesSono dischi violenti, sia nella musica che nei testi, veri e propri inni alla ribellione e all’anarchia. Le canzoni sono annichilite e annichilenti, come la lunga “Emilia paranoica”, uno dei capolavori della band, in cui la musica, inizialmente lenta e ossessiva, quasi pesante, improvvisamente prende velocità per poi ritornare di nuovo lenta e ossessiva. Dal vivo, i CCCP si presentano come una sorta di circo decadente, con tanto di trampolieri, giocolieri e sputa fuoco, con Fatur “artista del popolo” che si mostra nudo e Annarella che officia riti agnostici. Ma dietro l’impeto dei primi tempi si nasconde una sorta di ricerca del misticismo e della pace interiore. E così, nel 1989, la band dà alla luce” Socialismo e Barbarie”, che apre le danze con “A Ja Ljublju SSSR” (ascolta), ovvero l’inno sovietico con un testo originale e strampalato, scritto da Ferretti, e che la band avrà l’onore di suonare (con i postumi di una sbornia colossale a base di vodka russa) in un teatro di Mosca, dinanzi agli alti ufficiali dell’esercito sovietico che si alzarono commossi ad applaudire. Nel disco, la violenza del punk inizia a mescolarsi con una musica più d’atmosfera e introspettiva e lo si avverte chiaramente in canzoni come “Manifesto” (ascolta), “Radio Kabul” (ascolta), “Oh Battagliero” (ascolta), “Inch’ Allah – ca va” (ascolta). Tutto ciò avviene con ancora maggiore forza negli ultimi due album (“Canzoni, preghiere e danze del II millennio – sezione Europa” e “Epica, Etica, Etnica, Pathos“) in cui la band si cimenta in canzoni d’atmosfera, spesso a sfondo mistico-religioso, quasi come fosse una spasmodica ricerca della pace interiore. Da segnalare, in tal senso, la struggente e dolorosa ballata dal titolo “Annarella” (ascolta), proprio come la loro soubrette, la quale, insieme all’artista del popolo Danilo Fatur, ha animato le prime esibizioni con memorabili performance e travestimenti. AffinitàDivergenzeCCCPFedeliallalineaDifficile scegliere un disco. Forse quello riuscito meglio è il secondo: “1964-1985 Affinità-Divergenze fra il compagno Togliatti e noi. Del conseguimento della maggiore età“, Attack Punk Records (copertina a sinistra). Il disco parte subito in quarta con una sorta di urlo-proclama, che mette immediatamente a nudo le incertezze politiche dei ragazzi e lo si comprende quando cantano “Fedeli alla linea e la linea non c’è.” Poi, si passa subito a uno degli inni storici: “Curami” (ascolta). La band narra delle psicosi della generazione degli anni ‘80, forse quella più di tutte sconvolta dall’eroina, la generazione dei fuori posto e dei disadattati. La musica di “Curami” è un punk devastante che non concede tregua. Il fervore del punk poi, pian piano si smorza in pezzi come “Trafitto” (ascolta), un vero e proprio proclama d’apatia, una canzone cupa e depressa. “Io sto bene” (ascolta), invece, può essere considerata una sorta di manifesto generazionale, di una generazione persa e depressa (“Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport“). Infine, c’è “Allarme” (ascolta), che, col suo clima dark e cupo, sembra essere una sorta di preambolo al finale col botto di “Emilia paranoica” (ascolta), il pezzo più rappresentativo del gruppo, in cui, in perfetto stile Pier Vittorio Tondelli, si narra di un’Emilia tetra e desolata, terra di tossici e sbandati, teatro della solitudine e dell’alienazione umana. CCCPfedeliIn seguito alla caduta del Muro di Berlino, i CCCP decidono che il loro ciclo è terminato e dichiarano sciolta la band. Da quel momento, ognuno prende la sua strada. Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni fondano i CSI (leggi recensione), Fatur comincia un percorso da solista e Annarella abbandona per sempre la musica, ritirandosi a vita privata e girovagando per il mondo fino in India, per poi tornare in Emilia e aprire un’erboristeria. Ma questa è un’altra storia. Quella dei CCCP è finita ed è una storia straordinaria, la storia di quattro ragazzi italiani che hanno avuto il grandissimo merito di proiettare la provincia emiliana su un palcoscenico universale.

Pier Luigi Tizzano

 

 

Dall’hard disk all’Ssd

 

L’hard disk esiste dalla nascita del personal computer e di tutte le tecnologie che necessitano di una memoria interna o esterna per poter immagazzinare dati. Esso può trovarsi all’interno del pc o essere portatile, consentendo di mantenere al sicuro i propri dati. IBM_305_RAMACL’hard disk fu inventato nel 1956 dall’azienda statunitense IBM. In origine, era costituito da 50 dischi dal diametro di 60 centimetri ed era capace di immagazzinare circa 5 megabyte di dati (foto a destra). Era alto come un frigorifero e pesava oltre una tonnellata. Dopo vari sviluppi, il grande cambiamento giunse nel 1980, quando un’altra azienda americana, la Seagate Tecnology, produsse il primo hard disk per un personal computer. Esso, come il suo antenato, aveva una capacità di 5 megabyte, ma le esigue dimensioni di 5,25 pollici, con una maggiore velocità di scrittura e lettura e minori consumi elettrici. Dopo la produzione di svariati modelli e progressivi miglioramenti, sia negli anni ‘80 che nei ‘90, si è avuta un’importante svolta negli anni 2000, quando due fisici, uno francese e uno ceco, riuscirono ad inventare il primo hard disk di tipo moderno, capace di immagazzinare dati per oltre un gigabyte, rivoluzionando, così, il mondo dell’informatica. Queste importanti invenzioni, infatti, hanno permesso alle grandi aziende d’informatica di poter sviluppare e ottimizzare i propri sistemi operativi, migliorandone grafica, praticità e velocità. adding-a-hard-disk-1-1Ecco perché la memoria di massa era ed è, ancora oggi, un elemento fondamentale per alcuni dispositivi elettronici. Non è questa la sede opportuna per esporre il funzionamento di un hard disk, ma, comunque, per rilevare l’importante differenza tra un hard disk “tradizionale” e un hard diskSsd” (solid-state drive), è necessario capirne alcune importanti funzionalità. Innanzitutto, l’hard disk tradizionale ha un funzionamento di tipo meccanico. Esso è composto da uno o più dischi, realizzati in alluminio o vetro, rivestiti da materiali elettromagnetici, su cui sono impressi i dati, mediante una testina sollevata in rotazione dai dischi stessi. La velocità con cui girano i dischi può oscillare da un minimo di 4200 ad un massimo di 15000 giri al minuto. L’hard disk Ssd, invece, è composto da una memoria “flash” per l’immagazzinamento dei dati, sfruttando una tecnologia che modifica lo stato elettronico di celle di transistor. InsideanSSD.jpgPer questo, esso non richiede l’uso di parti meccaniche come dischi, testine e motori, migliorando notevolmente velocità, consumi elettrici e usura. La tecnologia di tipo flash, sviluppata già negli anni ’80 nei laboratori della Toshiba e prodotta dalla Intel, aveva una velocità di lettura e scrittura lentissime e poteva gestire solo piccoli quantitativi di cicli di scrittura. Successivamente, agli inizi degli anni ‘90, prese avvio il primo progetto di NAND flash, grazie ad una collaborazione tra Samsung e Toshiba, con cui era possibile memorizzare una quantità superiore di dati in maniera sequenziale. Utilizzate inizialmente in ambito militare o industriale, le memorie flash erano impiegate per chiavette usb, memorie per macchine fotografiche, memorie di cellulari, tablet, svariati dispositivi e, per l’appunto, gli hard disk. Questa nuovissima tecnologia permette di rendere i dati più sicuri, aumentando anche di più di 10 volte la velocità del dispositivo con cui viene usato. Per ora, i costi di tali hard disk sono abbastanza elevati rispetto a quelli di un hard disk tradizionale, ma, grazie alle continue innovazioni, si spera in un rapido abbattimento. Da pochi giorni, infatti, Intel e Micron hanno annunciato la realizzazione di memorie flash tridimensionali, che consentiranno di produrre Ssd da 2,5 pollici, con capacità fino a 10 terabyte. La nuova tecnologia permetterà di triplicare lo spazio di archiviazione, riducendo, allo stesso tempo, i costi e i consumi.

Edoardo Morvillo

 

 

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Per richiedere la recensione della tua opera, contatta Riccardo Piroddi al seguente indirizzo:

riccardopiroddi[at]libero.it

specificando il genere e le caratteristiche dell’opera, il titolo e il numero delle pagine. Sarai ricontattato e riceverai tutte le informazioni necessarie per il pagamento e per i tempi di realizzazione.

 

 

Fame

 

Una totale assenza di poesia. Ecco quello che più mi scoraggia dello stare a questo mondo. L’incapacità da parte dei più ad essere poesia, questa fin troppo generalizzata inabilità al silenzio, alle cose in controluce, all’introspezione e all’introiezione. Non ci hanno insegnato a leggerci dentro, non ci hanno insegnato nessuna ermeneutica di noi stessi. Per questo poi mangiamo e vomitiamo. Per questo poi mangiamo e restiamo con la fame. Per questo.

Patrick Gentile

 

arteditacere

 

 

Naufragio

 

Gocce di rugiada
bagnano il mio volto!
Il tuo urlo di piacere
mi salva dal naufragio!

(Anonimo Sorrentino, 25 ottobre 2015)

 

Caspar_David_Friedrich_-_Das_Eismeer_-_Hamburger_Kunsthalle_-_02Caspar David Friedrich, “Mare di ghiaccio”, 1824, Amburgo, Kunsthalle

 

Gli Internauti

 

L’arrivo di internet e della connessione a banda larga nelle nostre case ha rivoluzionato, non solo il mondo delle telecomunicazioni, ma anche quello del sapere e dell’informazione. Ha permesso di creare nuovi “oggetti” tecnologici, con cui condividere qualsiasi pensiero o stato d’animo. internetHa appassionato uomini e donne di ogni paese, di ogni età, di ogni appartenenza culturale e religiosa. Ha dato la possibilità a ciascuno di mettersi in gioco per farsi conoscere, esprimendo le proprie sensazioni e idee. Oggi, per esempio, una casalinga può trovare consigli utili su come eliminare macchie difficili, uno chef può trovare spunti per creare nuove ricette, uno studente può fare ricerche molto più approfondite in tempi brevi, e così via… Ormai, sul web si trova e si può fare davvero di tutto. L’innovazione tecnologica è andata avanti a tal punto da permettere a due o più individui di mettersi in contatto, di spedirsi un video o una foto in pochi passi. Il tutto in tempo reale. Come è possibile tutto ciò? Molto semplice: tramite una rete sociale virtuale, o meglio conosciuta come “social network”. I social network hanno rivoluzionato il mondo di internet e hanno avvicinato un gigantesco bacino di utenti alla rete. Spesso accostando ad essa anche persone “ignoranti” o poco versate in materia di computer. Businessman pressing modern social type of iconsCredo che la sua repentina ascesa sia stata possibile proprio grazie alla sua facilità d’uso. La rete sociale, infatti, permette di partecipare ad una condivisione di idee a livello mondiale, stando comodamente seduti a casa propria, bevendo un caffè caldo o guardando la tv, tutto in modo molto semplice. Allo stesso tempo, si sono diffuse anche forme di condivisione alternative: l’utente può innescare una gara fra tanti, finalizzata al solo scopo di ottenere più visualizzazioni possibili. internautaUna gara di condivisione di video, senza alcun tema particolare, con l’unico interesse di avere un ritorno di visualizzazioni a livello mondiale, richiamando, così, la curiosità dell’internauta al momento collegato. Questa “moda” ha attratto anche molte televisioni statunitensi e non solo, le quali, puntualmente, pubblicano i video più “cliccati” in molti programmi d’intrattenimento. L’internauta non ha nulla di cui preoccuparsi? Sì! Infatti, come ogni cosa in questo mondo, anche la rete è “popolata” da malintenzionati che cercano, con sistemi molto intelligenti, di truffare i meno esperti. Raggiri di ogni genere, come virus fasulli che richiedono danaro e falsi venditori che derubano il malcapitato con piccole, abili mosse. Bisogna, quindi, stare attenti ed essere molto cauti a non imbattersi in siti poco affidabili.

Edoardo Morvillo

My Bloody Valentine

 

Partiti come band dark punk, i My Bloody Valentine sono arrivati a una singolarissima fusione tra rock psichedelico e atmosfere sognanti, passando alla storia come uno dei più importanti gruppi dei primi anni ‘90 e come gli inventori del genere shoegaze. La loro musica è un macigno di suoni caotici e muri di distorsioni sovrapposte, che non concedono tregua all’ascoltatore, trascinandolo in un viaggio che è insieme infernale e celestiale. mybloodyvalentine_1_1356628573La band nasce a Dublino nel 1983 e, dopo anni di sperimentazioni, concerti in locali semisconosciuti e cambi di formazione, la maestosa creatura My Bloody Valentine riesce a sfondare ed entrare di diritto nella storia del rock. Peccato, però, che la sua parabola duri solo due, seppure straordinari, album: Isn’t anything e Loveless, rispettivamente datati 1988 e 1991. In questi due dischi vi è racchiusa tutta l’enorme portata innovativa della loro arte. Un sound unico e inimitabile, costituito da un imponente muro sonoro, che marca una musica caotica ma delicata al tempo stesso, dura ma sognante, disordinata ma, in fondo, ordinata, ricca di inestricabili grumi sonori, con le chitarre sovraccaricate di feedback ed effetti stranianti e stordenti, con le voci e le melodie appena abbozzate, bisbigliate e sommerse da un mare di rumore. È stata la stampa inglese a inventare il termine shoegazers (letteralmente i fissa scarpe, e, di qui, il genere shoegaze) per l’insolita attitudine dei ragazzi di starsene a capo chino sui loro strumenti durante i concerti. La spiegazione più plausibile di questo strano fenomeno potrebbe trovarsi nel fatto che gli shoegazers (tra i quali rientrano anche altre band importanti come gli Slowdive o i Pale Saints) vivono in un tutt’uno con la loro musica, una sorta di amore spirituale coi propri strumenti. 1362117626_tumblr_le7eiz0dL01qdh7boI due dischi sono capolavori del rock, ma forse quello che brilla un pochino in più per genio, è il secondo, Loveless, Creation Records (copertina a destra). L’album parte con Only shallow  (ascolta), fatta di strati su strati di chitarre rumorose e tremolanti sui quali la voce angelica della cantante Bilinda Butcher canta melodia sommesse e distanti. Con Only shallow è subito chiaro lo scopo della band: creare vortici di suoni distorti e rumorosi, amalgamati perfettamente tra di loro e volti a formare un tutt’uno che fluttui per minuti e minuti. Per i My Bloody Valentine è molto più importante la ricerca del sound che il ritornello. Poi, c’è Loomer  (ascolta), una canzone dura e aggressiva, un micidiale hardcore addolcito come sempre dalla voce angelica, etera e paradisiaca della Butcher. Il capolavoro è To Here Knows When  (ascolta), la cui melodia è dolcissima e lontana, sepolta da tonnellate di rumore. La distorsione delle chitarre è estrema e accoppiata ad un quartetto d’archi “artificiale”. Ne viene fuori un’overdose di suoni distruttivi. Ma tutto si fonde alla perfezione, come in un puzzle, a dimostrazione del genio dei musicisti capaci di unire ciò che sembra essere diviso e contrapposto. I brani centrali del disco suonano più regolari, somigliando a delle classiche rock song, le quali, però, vengono ogni tanto stravolte da bizzarri motivetti elettronici. My+Bloody+Valentine+ImageAltro capolavoro da menzionare è Come in alone (ascolta), nella quale sembrano aleggiare le mitiche atmosfere della psichedelica anni ‘70. Poco dopo l’uscita del disco, i My Bloody Valentine sparirono dalla circolazione per riunirsi solo nel 2013, con la pubblicazione di MBV. La loro è stata una rivoluzione incompiuta, spazzata via nel giro di qualche anno dal britpop di band come gli Oasis, che banalizzeranno e renderanno quasi inesistente quel magico connubio tra rumore e dolci melodie. Loveless rimarrà il manifesto dei My Blood Valentine e di un modo tutto particolare di fare musica: un disco meraviglioso, astratto, etero. Un sogno nel sogno.

Pier Luigi Tizzano

 

La pioggia

 

 

La pioggia monda di sé
il baccano del tempo
che abbiamo vissuto.
Il tuo giovane viso,
ormai già avvizzito,
si dissolve nei rivoli
d’acqua e 
di ricordi.

Nuvole scure si raccolgono ancora
all’orizzonte dei nostri giorni.
La tua mano, raggio di luce,
non può più diradarle.
Temporali imminenti
ci tormentano il cuore.

 

pioggia

 

Tsipras e Varoufakis: l’accordo con l’UE non è una sconfitta!

 

Venerdì 20 febbraio 2015 il Governo greco e i ministri dell’Economia dell’Eurozona si sono accordati per prolungare di quattro mesi gli aiuti finanziari alla Grecia. Atene ha rinunciato a parlare di taglio del debito, ad introdurre unilateralmente misure umanitarie e si è impegnata a non fare marcia indietro sulle misure imposte dalla Troika senza l’ok dei creditori. CRISIS-1Dall’altro lato, il Governo ellenico è riuscito a strappare importanti concessioni, come già detto, in primis, quattro mesi di tempo per mettere a punto un nuovo piano di riforme targato Syriza, la possibilità di cambiare, con il benestare dei creditori, le misure di austerity previste dal vecchio programma di Antōnīs Samaras, che prevedeva l’aumento dell’IVA, e nuovi tagli per 2,5 mld entro fine febbraio. Ma ciò che più è importante, la possibilità di chiudere il 2015 con un avanzo primario inferiore al 3%, originariamente imposto dalla Troika. E allora, perché tutto questo gridare al fallimento? Il Premio Nobel Paul Krugman scrive sul New York Times: “Nulla di ciò che è successo giustifica la pervasiva retorica del fallimento. In realtà, la mia sensazione è che stiamo vedendo una diabolica alleanza qui tra gli scrittori di sinistra con aspettative irrealistiche e la stampa economica, che ama la storia della debacle greca perché è quello che dovrebbe accadere a debitori arroganti”. Per comprendere meglio quanto è successo, bisogna chiarire come la principale materia del contendere riguardasse un solo numero: la dimensione del surplus primario greco, che quantifica la differenza tra le entrate e le spese, senza contare gli interessi sul debito. Questo, in parole spicciole, misura le risorse che la Grecia sta effettivamente trasferendo ai suoi creditori. Tutto il resto, tra cui la dimensione nominale del debito, rileva solo nella misura in cui colpisce l’avanzo primario che la Grecia è costretta a detenere. Riuscire ad avere un surplus, in un tale periodo di crisi, è stato un risultato notevolissimo per la Grecia, raggiunto a costo di enormi sacrifici. La questione è capire se il nuovo Governo sarà costretto ad imporre ulteriori misure di austerity per rispettare i piani, concordati dal precedente, Greek PM Tsipras addresses a news conference after a EU leaders summit in Brusselsche prevedevano un surplus primario triplicato nei prossimi anni, con un immenso costo per l’economia del paese e per i cittadini. Syriza, il suo leader Alexīs Tsipras (foto a sinistra) e il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, sull’argomento, non hanno indietreggiato di un centimetro ed hanno, anzi, ottenuto nuova flessibilità per quest’anno. Il linguaggio sugli avanzi futuri, inoltre, è rimasto fumoso. Potrebbe significare tutto o niente. Tornando alla domanda originaria, perché tutto questo urlare alla debacle? Ad onor del vero, la politica fiscale non è l’unico problema. C’erano e ci sono questioni legate alla privatizzazione dei beni, sulle quali Syriza ha accettato di non intervenire sugli accordi già conclusi, alla regolamentazione del mercato del lavoro, dove, le riforme strutturali  dell’era dell’austerità apparentemente rimangono. Syriza  ha altresì accettato di combattere l’evasione fiscale, anche se il motivo per cui la riscossione delle imposte sia ritenuta una sconfitta per un governo di sinistra rimane un mistero. papavassileou-troikqCiò nonostante, non si può non riconoscere che la Grecia, almeno provvisoriamente, sembra aver fatto finire il ciclo di austerity selvaggia, si è riappropriata di buona parte della sua sovranità, confermando che, d’ora in poi, gli ordini non verranno più da istituzioni esterne, ma che il governo greco è in grado di definire una grande parte della sua agenda e, in ultima analisi, ha reso un enorme favore al resto dell’Europa. Tutta l’Unione ha bisogno di mettere fine a questa folle austerità e, fortunatamente, ci sono stati segnali incoraggianti quando la Commissione Europea ha deciso di non multare Italia e Francia per il superamento dei loro obiettivi di disavanzo. C’è da chiedersi, scrive Krugman, se la vicenda greca ha avuto un ruolo in questa epidemia di ragionevolezza.

Giuseppe De Simone