Platone non è un autore lontano. È un riflesso che inquieta. Ci costringe a chiederci chi governa davvero: il sapere o l’opinione? La verità o il consenso? Dalla condanna di Socrate alla politica dei social, queste mie riflessioni, pubblicate suwww.ilmondonuovo.club, Magazine digitale della transizione culturale e politica, diretto da Giampaolo Sodano, attraversano una domanda che non smette di bruciare: una democrazia può reggersi senza misura, senza educazione, senza un’idea condivisa di verità? Tra filosofi-re, élite, populismo e algoritmi, viene fuori una tensione che non abbiamo mai risolto: vogliamo essere rappresentati o guidati? Ascoltati o trasformati? La politica forma ancora i cittadini o si limita a inseguirli?
La democrazia non muore sempre con un colpo di stato. A volte cambia forma, lentamente. Si svuota dall’interno. Due secoli fa, Alexis de Tocqueville aveva già visto tutto: una società di individui uguali, liberi… e sempre più soli. Una maggioranza capace non solo di governare ma di plasmare le coscienze. Un popolo pronto a cercare sé stesso in un leader. Oggi, nell’America di Donald Trump, quelle intuizioni tornano a inquietare.Queste mie riflessioni, pubblicate su www.ilmondonuovo.club – Magazine digitale della transizione culturale e politica, diretto da Giampaolo Sodano, non parlano solo di politica. Parlano di noi. Di cosa diventa la libertà quando smettiamo di esercitarla.
La politica nasce davvero dalla ricerca della giustizia o dalla paura del disordine? Da questa domanda di Thomas Hobbes prende forma un’analisi che attraversa il nostro presente: governi sempre più orientati alla decisione, crisi della rappresentanza, tensioni globali e una crescente ossessione per la sicurezza. Viviamo davvero in un’epoca post-hobbesiana? Oppure il Leviatano non è mai scomparso ma ha solo cambiato forma? In questo articolo, pubblicato su www.ilmondonuovo.club – Magazine digitale della transizione culturale e politica, diretto da Giampaolo Sodano, metto a nudo una verità dura: più cresce la paura, più siamo disposti a cedere libertà in cambio di protezione. E siamo costretti a confrontarci con una domanda essenziale: quanto siamo pronti a sacrificare per sentirci al sicuro?
Immigrazione: davvero è solo uno scontro tra “accogliere” e “respingere”? In Europa questa narrazione non regge più. Il caso della Danimarca lo dimostra: una sinistra di governo che sceglie politiche restrittive non per rinnegare i propri valori ma per difenderli. E in Italia? Il dibattito resta bloccato tra ideologie e slogan, mentre la realtà richiede scelte più complesse. In questo mio articolo, pubblicato oggi suIl Dubbio – Quotidiano di informazione politica e giudiziaria, ho evidenziato che il vero punto non è scegliere da che parte stare, piuttosto capire come tenere insieme accoglienza, sicurezza e sostenibilità.
Ha perso davvero il Governo, o qualcuno ha vinto senza convincere? Dietro la vittoria del “no” al referendum sulla giustizia si nasconde una verità più scomoda: non il successo di un’alternativa forte ma la conferma di una sinistra che fatica a proporre e si limita a opporsi. In questo mio articolo, pubblicato oggi suIl Dubbio – Quotidiano di informazione politica e giudiziaria, ho messo a fuoco il vero nodo del dibattito politico italiano: quando il “no” diventa identità, cosa resta della politica?
La politica è solo potere? O ha ancora un senso più alto? Tommaso d’Aquino risponde senza esitazioni: governare significa cercare il bene comune, non inseguire consenso o gestire emergenze. In un tempo dominato da slogan, tecnicismi e polarizzazione, la sua lezione torna scomoda e attuale. Il potere non è mai assoluto. La legge non è valida solo perché esiste. E una società non regge senza giustizia. Queste riflessioni, pubblicate su www.ilmondonuovo.club – Magazine digitale della transizione culturale e politica,diretto da Giampaolo Sodano, riportano al centro una domanda fondamentale: che cosa dovrebbe davvero essere la politica, oggi?
Montesquieu lo aveva capito tre secoli fa: il vero problema non è chi ha il potere ma chi lo limita. Oggi quella domanda torna più attuale che mai. Tra equilibri fragili, nomine discutibili e fiducia che vacilla, la separazione dei poteri è il cuore vivo della democrazia. E quando questo equilibrio si incrina, il rischio non è astratto. Si sente. Il referendum sulla giustizia del 2026 è una presa di posizione su che tipo di Stato vogliamo. Su quanto vogliamo che il potere resti davvero sotto controllo. In questo mio articolo, pubblicato oggi su Il Dubbio – Quotidiano di informazione politica e giudiziaria, pongo una domanda, semplice e scomoda: chi controlla chi comanda?
Se la politica “funziona” ma non può essere giustificata davanti a chi la subisce, è davvero legittima? Prendere Kant sul serio vuol dire smettere di chiamare realismo ciò che è solo abuso della necessità. Legge, libertà, sicurezza, guerra, verità pubblica: in questo articolo, pubblicato su Ilmondonuovo – Magazine digitale della transizione culturale e politica, diretto da Giampaolo Sodano, uso la filosofia kantiana come lama per leggere la politica di oggi, in Italia e nel mondo. Non per dare soluzioni facili, piuttosto per porre un criterio ostico: governare con i cittadini, non sui cittadini. Kant non promette consolazioni. Mette davanti a una scelta netta: politica come progetto di libertà condivisa oppure amministrazione del dominio. E ne chiede conto, senza sconti
In questo mio articolo, intitolato Guerra e parodia: il disincanto eroicomico ne La secchia rapita di Alessandro Tassoni, pubblicato sulla rivista quadrimestrale di carattere scientificoINT’L – L’umanizzazione della guerra, diretta da Michele Patruno, propongo una rilettura de La secchia rapita di Alessandro Tassoni, poema che segna una svolta nella tradizione epica del Seicento. Partendo da un episodio marginale – la contesa tra Modena e Bologna per un secchio di legno – Tassoni usa lo stile alto dell’epica per raccontare una materia volutamente bassa. Il risultato non è solo comico: è una critica della retorica eroica, del potere e delle rivalità politiche del tempo. Tra parodia e satira, La secchia rapita smaschera l’illusione della grandezza e inaugura una visione moderna della letteratura come strumento critico.
A un mese dal referendum del 22 e 23 marzo 2026 sulla separazione delle carriere in magistratura, una cosa è già evidente: sta vincendo la confusione. Slogan contro slogan. Accuse incrociate. Paure amplificate. Il Sì promette più imparzialità. Il No difende l’indipendenza. Nel mezzo, però, spariscono i dati, le spiegazioni, i dettagli concreti su cosa cambierebbe davvero il giorno dopo il voto. Il dibattito si è trasformato in una battaglia emotiva, dove un tema tecnico e delicato diventa un simbolo politico. E quando il rumore supera le informazioni, a perdere è la qualità della democrazia. In questo mio articolo, pubblicato oggi su Il Dubbio – Quotidiano di informazione politica e giudiziaria, provo a riportare il confronto su un terreno più serio: meno tifoserie, più chiarezza. Perché votare è un diritto. Ma capire cosa si vota è una responsabilità.