Archivio mensile:ottobre 2015

Profilo falso su Facebook: da oggi è reato

 

Facebook ha certamente la peculiarità di essere un social network molto facile da usare. Chiunque, anche se digiuno di qualsiasi conoscenza relativa alla costruzione di un sito, è in grado di pubblicarvi qualcosa di proprio. Purtroppo, la maggior parte degli utenti, non si rende conto che pubblicando post su Facebook rischia di mettere letteralmente “in piazza” facebookla parte più intima di sé e, talvolta, degli altri. Innanzitutto, bisogna sapere che qualunque attività effettuata in Internet è registrata sui siti nei quali viene eseguita (da un minimo di 3 mesi a un massimo di 2 anni, in funzione della legislazione dello Stato di origine del gestore), e l’autore è, generalmente, sempre rintracciabile dagli organi preposti al controllo (Polizia Postale, Carabinieri, Guardia di Finanza) e, a seguito di un ordine di procedura, da parte dell’Autorità Giudiziaria. Per queste ragioni, è facilmente riscontrabile, social network la sostituzione ad una persona reale, creando un profilo fake.  Questa è una tipologia di reato regolamentato dalla legge, che prevede la reclusione fino ad un anno ed è possibile procedere d’ufficio. Se l’autore danneggia l’immagine di un personaggio pubblico, pubblicando, ad esempio, frasi offensive che possono ledere la reputazione della persona, si può inoltre configurare il reato di diffamazione aggravata: tale illecito, punito dall’art. 595 c.p. con pene, nella forma aggravata, fino a 3 anni di reclusione, contempla l’inserimento di frasi ingiuriose, di notizie riservate, la cui divulgazione provoca pregiudizi, di foto denigratorie o, comunque, la cui pubblicazione ha ripercussioni negative, anche potenziali, sulla reputazione della persona ritratta. La Cassazione, nel 2007, ha ritenuto che rientrasse in tale reato identity-theft-date-theft-300x199anche il comportamento di chi crea un falso account di posta elettronica, intrattenendo corrispondenze informatiche con altre persone e spacciandosi per persona diversa (quindi, come su Facebook). Anche se, per integrare il reato di cui all’art. 494 Codice penale, è necessario il fine di conseguire un vantaggio o recare un danno, tali requisiti sono intesi in modo molto ampio, come non comprensivi solamente di vantaggi e/o danni di tipo economico ed è molto facile ravvisarli nei casi concreti. E’ reato, dunque (anche su Facebook), spacciarsi per persona diversa, o utilizzare marchi, simboli e loghi per rappresentare ciò che non si è, o trarre in inganno altri utenti sulla propria professione. Gli articoli in questione sono: Art. 494 “Sostituzione di persona”.
Art. 498 “Usurpazione di titoli o di onori”.

Art. 402 “Vilipendio della religione dello Stato”.
Art. 403 “Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone”.
Art. 404 “Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose”.
Il social network più utilizzato al mondo resta a guardare? La politica di Facebook è molto netta: è vietato creare profili falsi o doppi, non funzionali alle dinamiche della socializzazione. Fare chiarezza nel mare immenso dei profili (più di un miliardo) è fondamentale per mantenere la leadership di mercato, offrendo il miglior servizio possibile, sia agli utenti che ai professionisti del marketing. Per festeggiare il suo decimo compleanno, il social network di Mark Zuckerberg ha intensificato i controlli sui profili falsi (in gergo “fake”) o irregolari. Una account-disabilitato-679x388vera rivoluzione, che ha iniziato ad avere effetto anche a livello locale, nella nostra zona: proprio in queste ultime settimane, infatti, tanti profili irregolari o palesemente falsi sono stati cancellati nella provincia di Napoli. Decine e decine di profili spariti dalla circolazione, ormai inutilizzabili: un trend costante, che vede svanire ogni giorno pagine aziendali impostate come “persone”. Un metodo molto utilizzato dalle aziende locali, perché più immediato e semplice per relazionarsi con gli amici-clienti, semplificando la promozione dei propri prodotti. Un metodo, però, irregolare e confusionario di fare promozione, a cui Facebook ha inteso fare la guerra. In conclusione, dietro l’anonimato è molto più facile dire ciò che si pensa oppure disturbare e molestare persone che poco ci piacciono, ma tale comportamento può sfuggire di mano, fino a provocare veri e propri danni, con conseguenze anche penali. Il tutto, in virtù della convinzione che l’anonimato o l’alterazione dell’identità siano un’armatura impenetrabile.

Edoardo Morvillo

 

Buon quarantesimo compleanno, Bohemian Rapsody

 

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31 ottobre 1975 – Bohemian Rapsody – 31 ottobre 2015

 

Ascolta Bohemian Rapsody

 

Is this the real life?
Is this just fantasy?

Caught in a landslide
No escape from reality.
Open your eyes,
Look up to the skies and see.
I’m just a poor boy, I need no sympathy,
Because I’m easy come, easy go,
Little high, little low,
Anyway the wind blows doesn’t really matter to me,
to me.

Mama just killed a man,
Put a gun against his head,
pulled my trigger, now he’s dead.
Mama, life had just begun,
But now I’ve gone and thrown it all away.
Mama, ooh,
Didn’t mean to make you cry,
If I’m not back again this time tomorrow,
Carry on, carry on as if nothing really matters.

Too late, my time has come,
Sends shivers down my spine,
body’s aching all the time.
Goodbye, ev’rybody, I’ve got to go,
Gotta leave you all behind and face the truth.
Mama, ooh,
I don’t want to die,
I sometimes wish I’d never been born at all.

I see a little silhouette of a man,
Scaramouche, Scaramouche, will you do the Fandango.
Thunderbolt and lightning, very, very fright’ning me.
(Galileo.) Galileo.
(Galileo.) Galileo,
Galileo figaro Magnifico.
I’m just a poor boy and nobody loves me.
He’s just a poor boy from a poor family,
Spare him his life from this monstrosity.
Easy come, easy go, will you let me go.
<Bismillah! No, we will not let you go.
(Let him go!) Bismillah! We will not let you go.
(Let him go!) Bismillah! We will not let you go.
(Let me go.) Will not let you go.
Will not let you go. (Let me go.) Ah.
No, no, no, no, no, no, no.
(Oh mama mia, mama mia.) Mama mia, let me go.
Beelzebub has a devil put aside for me, for me, for me.

So you think you can stone me and spit in my eye.
So you think you can love me and leave me to die.
Oh, baby, can’t do this to me, baby,
Just gotta get out, just gotta get right outta here.

Nothing really matters, anyone can see,
Nothing really matters,
Nothing really matters to me.

Any way the wind blows…

 

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Come si scrive un romanzo

 

Quando decido di scrivere una storia non mi muovo mai alla cieca. Ma stabilisco il punto di arrivo prima ancora di cominciare. Il punto di arrivo è all’origine del progetto. Ciò per cui si può iniziare. Poi adotto un lettore implicito, qualcuno che deve essere testimone e complice della mia espressione. Dopodiché stabilisco i tempi narrativi. Come una partitura musicale: adagio, oppure allegro, oppure allegretto, e così via. E poi butto giù e poi sovrascrivo, come se stessi tessendo una maglia. Avanti e indietro. Non linearmente da un punto A a un punto B, ma a spirale, dall’esterno all’interno e viceversa, occupandomi dei capitoli iniziali e di quelli finali nello stesso identico momento. Come se stessi impastando una torta. Le cose devono amalgamarsi tra loro e perché la torta sia poi commestibile devono amalgamarsi tutte insieme.

Patrick Gentile

 

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24 ottobre 2015. Sorrento. Libreria Indipendente

 

Presentazione del libro del prof. Franco CuomoI media e la costruzione del reale“, prefazione di Gianni Vattimo, Edizioni Dedalo, 2006.
L’accentuazione del carattere tendenzialmente totalizzante della complessità in epoca tardo-industriale (o di rivoluzione informatica) pone il problema di una sua poderosa alterità rispetto ai periodi precedenti, al punto tale da indurre a rivedere con molta probabilità le stesse basi epistemologiche delle acquisizioni cognitive del nostro tempo. Nozioni altrettanto esegetiche, tuttavia, emergono anche in ambiti concettualmente evoluti delle tecnologie della comunicazione e di quelle della rappresentazione. Questa rete di legami, che nel tempo si infittisce sempre di più, costituisce una delle ragioni della crescente complessità della realtà nella quale siamo immersi” (dalla quarta di copertina).
Introduzione e moderazione di Riccardo Piroddi. Letture di Mimmo Bencivenga e Marilena Altieri. Organizzazione generale di Mimmo Bencivenga, proprietario della Libreria Indipendente.

 

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La percezione della morte

 

Ho questa percezione fortissima della morte. Non è semplice da spiegare. Diciamo qualcosa che aumenta col passare degli anni. La sensazione di dover fare tutto e di doverlo fare nel più breve tempo possibile. L’impressione che potrei benissimo non riuscirci. È più di una paranoia. È vivere costantemente col fetore dell’aldilà sotto il naso. Un aldilà che certo non concilia. Ma urla e minaccia. Giorno dopo giorno. Dover esistere con la certezza che a un certo punto la pila si sarà scaricata. Come può non renderci le creature più irrequiete del mondo? No, sul serio, quale condizione è altrettanto insopportabile?

Patrick Gentile

 

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Ecosostenibilità e sviluppo economico per le città dei Paesi del G8

 

Ecosostenibilità come fattore di sviluppo per le città. È uno dei risultati del City RepTrak Study 2015, un’indagine basata su 22mila interviste ad abitanti dei Paesi del G8. In base all’analisi, una città, per essere veramente smart, non deve limitarsi all’offerta di servizi interattivi, alla diffusione della banda larga, etc., ma deve dimostrare anche di attuare politiche ambientali all’avanguardia, tese al rispetto della bellezza dei luoghi e della natura.Effective Government “L’attuazione di politiche sostenibili è uno dei 13 fattori che influenzano la reputazione delle città ed è il quinto per importanza, più rilevante della stabilità economica o delle infrastrutture: ciò significa che i cittadini del mondo attribuiscono parecchio valore al tema sostenibilità”, spiega Michele Tesoro-Tess, managing director di Reputation Institute Italy & Middle East. Per apprezzare al meglio il vantaggio competitivo creato da efficaci politiche urban green, può essere sufficiente guardare all’impatto che queste hanno su alcuni parametri del PIL. “Dallo studio 2015 risulta che un aumento di 5 punti in sustainability performance da parte di una città, corrisponde a una propensione dei cittadini mondiali a michele-tesoroincrementare, in quel luogo, gli investimenti (del 3,9%), i viaggi (del 5,6%), lo shopping (del 4,7%)”, sostiene Tesoro-Tess (foto a sinistra). Pertanto, la scelta della meta di una vacanza, la decisione su dove stabilire un’azienda o, ancora, ad esempio, la programmazione del trasferimento da parte di un talento, sono fortemente legate alla sostenibilità/reputazione della città. Se si prende, ad esempio, Stoccolma, la città leader tra le 100 al mondo, esaminate sotto il profilo della reputazione green, questa può vantare il 43% degli intervistati nel mondo, che investirebbe nella città, il 65% che la visiterebbe in vacanza e il 49% che andrebbe a viverci. Guardando, invece, in casa nostra, a Milano – al 37esimo posto della classifica insieme con Roma -, le stesse percentuali ammontano al 31%, al 59% e al 34%. Si può e si deve far di più per migliorare sia le politiche green, sia la percezione delle stesse. Sfogliando la Top 50 delle città giudicate in base alla sostenibilità percepita, nel 2015, come già detto, è balzata al comando Stoccolma, scalzando Monaco di Baviera, davanti alle australiane Melbourne e Sydney, che storicamente hanno sempre avuto performance eccellenti. Al settimo posto, Londra. Una menzione speciale la merita Vancouver (18esima). Questa sta diventando, negli ultimi anni, la star internazionale della sostenibilità. Dal 2011 sta trasformando in realtà l’ambizioso Greenest city 2020 action plan, avvicinandosi sempre più all’obiettivo di diventare, entro il 2020, la città più ecologica al mondo. Dieci gli obiettivi da raggiungere in diversi ambiti: green economy, leadership sui cambiamenti climatici, green building, trasporti sostenibili, zero waste, accesso a spazi verdi, impronta ecologica più leggera, acqua e aria pulita, prevalenza di alimenti a km 0. Vancouver ha già realizzato più dell’80% delle azioni prioritarie, fissate nel 2011 per raggiungere i 10 obiettivi, vincendo 9 premi negli ultimi due anni per la vivibilità e la sostenibilità. Ritornando alla classifica del Reputation Institute, tra i continenti svetta l’Europa: 7 città tra le top 10 sono, infatti, nel Vecchio continente: Stoccolma, Ginevra, Copenhagen, Berlino, Londra, Zurigo e Oslo. Delude, ma non mi sorprende, la posizione delle italiane; come già detto, Roma e Milano si fermano al 37esimo posto, Firenze al 48esimo, nemmeno pervenuta Venezia. Cosa fare dunque per accrescere la reputazione green delle città? Bisogna, innanzitutto, partire da un piano condiviso e articolato di politiche efficaci, a difesa dell’ambiente e della vivibilità, senza “imbarazzarsi” di attingere dalle best practice internazionali.url-2 Dopodiché, è necessario metterlo in pratica, con coerenza, evitando che resti “carta morta” (cosa che, troppo spesso, avviene nella nostra bella Italia), accollandosi anche investimenti (non costi) extra. E, infine, comunicare i miglioramenti raggiunti con una forte azione di merketing internazionale. “Troppe volte abbiamo visto città, Paesi e anche aziende realizzare cose eccellenti nell’ambito della sostenibilità, senza poi renderle note al mondo: così i risultati si affievoliscono e l’entusiasmo si smorza; solo facendo sistema, tra pubblico e privato, tra Governi e cittadini, la sostenibilità può diventare una leva di extra-Pil», conclude Tesoro-Tess. Tutto facile a dirsi e, forse, anche a farsi, come dimostra il caso Vancouver, se solo, però, ci fosse il forte impegno del Governo centrale, oltre a quello, non troppo scontato, di cittadini e imprese.

Giuseppe De Simone

 

 

Casting

 

E poi cos’è successo? Aspettami oppure dimenticami. Ma, sai cosa, io dopo non ho più dimenticato. Niente e nessuno. Mai. È questo, fidati, il mio più grande problema. Io mi affollo di ricordi e galleggio per sempre sospeso nell’attimo in cui tutto poteva succedere. Per questo ho amato in una lunga corsa a staffetta, passando il testimone ai miei tanti coprotagonisti. Uno alla volta, i miei meravigliosi centometristi. Di questo mio film, certe volte frenetico, certe volte spoglio e di una banalità indecente, volevo essere l’ostaggio da riscattare. Salvo poi rileggere i titoli di coda con maggiore attenzione e crollare davanti a un solo nome per ogni ruolo. Il mio.

Patrick Gentile

 

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Silenzio

 

Il respiro è lontano,
i palpiti del cuore, pure.
Mi flagelli con il silenzio
le ferite aperte dalla lontananza.
Mi privi del miagolante sussurro,
che mi ricrea l’animo
e mi rinnova la vita.
Tanto hanno potuto i tuoi successi estivi,
tanto tanto, da confinarmi in un angolo buio,
preludio del mortale oblio?

(Anonimo Sorrentino, 25 ottobre 2015)

 

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Silenzio

 

Tutto si può accettare da chi vuole entrare in contatto con noi. Tutto, eccetto una cosa. Il suo giudizio sulla nostra persona. Nessuno a questo mondo può arrogarsi il diritto di dirci se ciò che siamo sia giusto oppure sbagliato. Una simile cosa è ammissibile (e anche qui con opportuno distacco) solo se sottoponiamo al prossimo il nostro operato, le nostre scelte, il nostro modo di essere. Altrimenti bisogna imparare a tacere. A stare zitti. Un mondo di silenti, direte voi. Ebbene, sissignori. Un mondo di silenti.

Patrick Gentile

 

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Istanti

 

In questi ultimi anni ho conosciuto un numero incalcolabile di persone. Tutto così fulgido e spumeggiante in principio, tutto così carico di aspettative ed eccitazione, al punto che ogni volta sembrava chissà cosa stesse per accadere. Serate, discorsi, risate, progetti, appuntamenti, musica, ore piccole, discussioni piene di passione, feste, follia. E poi… E poi invece non erano che istanti, minuscoli guizzi, razzi scoppiettanti nella notte gelida di Capodanno. Non rimangono che gli ultimi residui adesso, i poveri imbarazzati scampoli di chat, quei ‘mi piace’ sempre più rarefatti, certi mucchietti di selfie che via via stan scomparendo persino dalle sezione delle notizie.
Forse è stata colpa mia.
Fa caldo. Vado a ballare.

Patrick Gentile

 

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