Quando penso a Gary Brooker (oggi avrebbe compiuto 79 anni), mi tornano in mente le note di A Whiter Shade of Pale diffuse nell’aria come un sussurro di tempi lontani. Era il 1967, un’epoca di rivoluzione culturale e musicale, e lui, con la sua voce unica e il suo tocco inconfondibile al piano, riuscì a catturare l’essenza di quell’era in una canzone.
Brooker non è stato solo un cantante e un pianista straordinario; è stato un narratore musicale, capace di trasportare gli ascoltatori in mondi di emozioni profonde. La sua carriera con i Procol Harum ha segnato un capitolo imprescindibile nella storia del rock. Con album come Shine on Brightly e Grand Hotel, ha dimostrato una versatilità e una profondità che pochi artisti riescono a raggiungere. La sua capacità di fondere elementi di musica classica con il rock è stata rivoluzionaria, creando un sound unico e inconfondibile.
La tecnica musicale di Brooker era altrettanto straordinaria. Al piano, le sue dita danzavano con grazia e precisione, creando melodie complesse e suggestive. Non si trattava solo di abilità tecnica; ogni nota sembrava portare con sé un pezzo della sua anima. La sua formazione classica si fondeva armoniosamente con le influenze del blues e del rock, dando vita a brani che sono vere e proprie opere d’arte.

Lo stile di Brooker era intriso di una dolce malinconia, un sentimento che traspariva in ogni esibizione. La sua voce, profonda e vellutata, era capace di trasmettere un ventaglio di emozioni, dalla gioia alla tristezza, con una sincerità disarmante. Ascoltandolo, era impossibile non essere toccati dalla sua musica, che sembrava parlare direttamente al cuore.
Anche se Gary Brooker, due anni fa, ci ha lasciati, la sua musica continua a vivere, un ricordo soave e nostalgico di un artista che ha saputo catturare l’essenza dell’anima umana. Ogni volta che ascoltiamo una delle sue canzoni è come se lui ci prendesse per mano e ci portasse in un viaggio attraverso i ricordi, le emozioni e i sogni.
Gary Brooker non era solo un musicista; era un poeta sonoro, un artista che ha saputo trasformare le note in emozioni palpabili. Il suo lascito musicale seguiterà a risuonare nei cuori di chi lo ha amato e di chi continuerà a scoprirlo, un testamento eterno del potere della musica.
P.s.: quando toccherà a me, è sulle note della sua A Whiter Shade of Pale che vorrò essere salutato!

La Summa Theologiae, composta da Tommaso d’Aquino tra il 1265 e il 1274, è senza dubbio uno dei capolavori più influenti della filosofia e della teologia medievale. Quest’opera monumentale, infatti, riflette la profondità del pensiero del suo autore e la complessità delle questioni filosofiche e religiose del Medioevo.
Ogni questione nella Summa si apre con una serie di obiezioni, che sollevano dubbi o quesiti riguardo all’argomento trattato, seguite da un “sed contra”, che offre un’antitesi basata sulla Scrittura o sull’autorità dei Padri della Chiesa, a cui Tommaso risponde con la “Respondeo”, esponendo la sua visione, seguita da repliche alle obiezioni iniziali. Questa struttura metodica facilita la comprensione degli argomenti, permettendo un dialogo costante tra differenti punti di vista.
Negli avvolgimenti del destino beffardo, tra le fredde mura di una cella, un uomo attende il suo tramonto. Severino Boezio, nel silenzio oppressivo della prigionia, tesse una corona di riflessioni, il De consolatione Philosophiae, composto intorno all’anno 524 d.C., dialogo tra la sua mente afflitta e Filosofia, personificata e pietosa. In questo abbraccio letterario, il filosofo romano biasima le sue angosce e si eleva al di sopra delle volubili fortune terrene.
L’ultimo libro tratta ulteriormente delle relazioni tra libero arbitrio e predestinazione, affrontando le complesse interazioni tra volontà umana e disegno divino. Boezio viene condotto alla conclusione che, pur essendo l’universo ordinato sotto la guida della provvidenza, gli esseri umani hanno la capacità di scegliere liberamente all’interno di questo sistema. Questa parte culmina con una riflessione sulla capacità dell’uomo di raggiungere la virtù attraverso la scelta libera, nonostante il destino apparentemente predeterminato.

Il Novum Organum, pubblicato nel 1620, costituisce, senza dubbio, una pietra miliare nella storia del pensiero scientifico e filosofico. Francis Bacon, in quest’opera, non solo critica i metodi di conoscenza allora dominanti, ereditati dalla tradizione aristotelica e scolastica, ma propone anche un nuovo metodo, basato sull’induzione e sulla sperimentazione empirica. La sua visione mira a riformare il processo di acquisizione della conoscenza per avanzare nel progresso tecnico e scientifico.
