Umanità

 

 

Certo, trovare qualcuno da amare e che sia anche disposto ad amarci è impresa titanica. Solo, credo che a nessuna persona dovrebbe mai mancare qualcuno da abbracciare, da baciare, con cui star sdraiati e nudi. Non serve essere innamorati. Serve umanità.

Patrick Gentile

 

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Celebrare Giovanni Falcone o Giovanni Brusca?

 

 

In questa Italia, ormai narcotizzata dalla televisione e dai modelli che questa propina, mi chiedo se sia il caso, oggi, nel ventiquattresimo anniversario della strage di Capaci, celebrare i carnefici invece delle vittime. Sì, perché, con molta tristezza, devo constatare come la maggior parte degli italiani si appassioni alle vicende di criminali, spesso identificandovisi, specialmente quando si vive in contesti di degrado morale e materiale, piuttosto che riflettere sul sacrificio di galantuomini, spesso abbandonati dalle istituzioni in balia di un potere che, si è scoperto, essere spesso in combutta con chi avrebbe dovuto garantire quei valori per i quali alcuni hanno dato la vita. Si fa sempre un gran parlare di coloro i quali settant’anni fa sono morti, sulle montagne, per dare la libertà all’Italia. E perché? Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Boris Giuliano, Ninni Cassarà, Beppe Montana, Pietro Scaglione, Gaetano Costa, Carlo Alberto Dalla Chiesa, agenti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, non sono forse stati ammazzati per continuare a garantire a noi quella libertà? Ad ogni modo, domani sera ci sono la quinta e la sesta puntata di Gomorra II la serie. Preparatevi ad un’altra lezione di storia e di morale di questa Italia becera, ingrata e rincoglionita!!!

 

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In la minore

 

 

Vivo la vita quasi costantemente in la minore. Il la minore è il suono che faccio io. Accanto in genere ci sono i mi, i re, minori anch’essi, i fa quando sono possibilista e mi lascio andare. Ad ogni modo questo non vuol dire che non sappia produrre dei do o dei sol, anzi. È che da un po’ di tempo tendo alla parte notturna e interiore degli eventi. Ma non è propriamente malinconia. È come una camminata tra i boschi. Consapevole che fuori c’è il mondo.

Patrick Gentile

 

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Una nostalgia

 

 

Mi sono svegliato con una nostalgia. Sarà che ieri sera al cinema ho visto “Perfetti sconosciuti”. Durante la proiezione ho pensato per tutto il tempo ai miei amici storici, quelli che ho incrociato secoli fa, quelli che ho sentito come la casa. E mi sono detto che la vita, vuoi o non vuoi, tende a separarti proprio dalle persone centrali. Sarebbe facile se dessi la colpa alle loro relazioni stabili, se intravedessi nelle loro compagne tante Yoko Ono, se li ammonissi per i figli che hanno messo al mondo e stanno crescendo, se polemizzassi per il lavoro che risucchia sia loro che me, se demonizzassi tutte le inevitabili fughe che li hanno spinti sempre un poco più in là, sempre leggermente più fuori dal raggio. Sarebbe facile snidare i capri espiatori. Loro farebbero altrettanto. Mi mortificherebbero: Patrick l’egoista, il saccente, lo spocchioso, l’avido, l’opportunista. E dopo staremmo un sacco di tempo a rimbrottarci l’un l’altro; è già accaduto, accadrebbe anche stavolta (che poi invece è il massimo: discutere coi propri amici, una cosa che fa sempre bene e rafforza). E poi ho ripensato a quando avevamo trenta, trentacinque anni e… Non lo so, eravamo adolescenti ancora. Trentacinquenni adolescenti. Dopo è scoppiato qualcosa. Ci siamo sganciati, siamo andati in orbita, loro da una parte e io dall’altra. Chi scrisse: l’amicizia non chiede che ci siano chissà quali interessi in comune ma, per sopravvivere alle frustate della vita, solo buona volontà? E sapete, è vero. Se una cosa dura alla fine è perché lo abbiamo voluto. Contro tutto il resto: il semplice come il difficile.

Patrick Gentile

 

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Intervista a Raffaele Lauro sui luoghi del romanzo “Dance The Love – Una Stella a Vico Equense”

 

 

“DANCE THE LOVE – UNA STELLA A VICO EQUENSE”. I LUOGHI AMATI DA VIOLETTA ELVIN NELLA TERRA DELLE SIRENE, OLTRE A VICO EQUENSE: MASSA LUBRENSE, SORRENTO, POSITANO (ISOLE LI GALLI) E CAPRI

Dopo la pubblicazione dell’intervista di Vincenzo Califano a Raffaele Lauro (leggi) sul terzo romanzo de “La Trilogia Sorrentina”, dal titolo “Dance The Love – Una Stella a Vico Equense”, dedicato alla grande danzatrice russa Violetta Elvin, nata Prokorova, vedova Savarese, in uscita nel prossimo luglio, con la notizia  della mia collaborazione alle ricerche storiche di quest’opera, sono stato investito, ieri, da decine di richieste di amici, cittadini e lettori, per svelare i luoghi più amati da Violetta Elvin, nella Terra delle Sirene. Lo faccio, intervistando l’autore, come mio personale omaggio a donna Violetta, dalla cui personalità sono rimasto incantato, fin dal primo incontro, come unico e silenzioso testimone (con il registratore!) delle conversazioni tra la grande artista e lo scrittore. Parto proprio dal mio paese, Massa Lubrense, per continuare, poi, con Sorrento, Positano e Capri.

 

35_1437084183_11Violetta Elvin nel salotto di casa, 2015
(Foto Michele Martucci)

 

D: Il radicamento affettivo di donna Violetta nella costiera sorrentino-amalfitana si limitava a Vico Equense, da Monte Faito alla Marina d’Aequa?

R: Il radicamento affettivo di Violetta Elvin non riguarda soltanto la costiera sorrentino-amalfitana, ma l’intera Italia, con il suo patrimonio di beni artistici, in particolare il Rinascimento, nutrito, fin dall’infanzia, a Mosca, dai racconti del padre, Vasilij Vasil’evič, coltivato da lei, nel corso delle tournèe, nei principali teatri italiani, in particolare a Firenze, e consolidato nei frequenti viaggi in tutto il nostro paese, con il marito Fernando Savarese, dopo l’abbandono delle scene. Naturalmente, Vico Equense occupa il posto centrale, per la scelta di vita fatta, ma l’amore di quest’artista straordinaria per la nostra terra si estende, per ragioni diverse, a Massa Lubrense, a Sorrento, a Positano e a Capri.

D: Massa Lubrense, il mio paese, è un arcipelago di luoghi meravigliosi. Quali di questi luoghi attraeva di più donna Violetta?

R: La Chiesa di Santa Maria della Neve, il luogo più amato da Violetta, sul piano dei ricordi, perché in quella chiesa fu celebrato, all’alba di un giorno meraviglioso, il suo matrimonio cattolico con Fernando. Perché nel cimitero di Santa Maria della Neve riposa, dopo la scomparsa, l’uomo della sua vita. La vita e l’amore, in un intreccio che spero i lettori apprezzeranno, esaltante una delle località, dal punto di vista paesaggistico, più spettacolari di Massa Lubrense.

 

santa-maria-della-neve-massa-lubrenseLa chiesa di Santa Maria della Neve a Massa Lubrense

 

D: Donna Violetta, in tanti anni, ha frequentato anche Sorrento. Esiste un posto della memoria che la leghi anche alla città del Tasso?

R: Il posto della memoria esiste ed è quello al quale fanno riferimento tutti i russi del passato, del presente, e, credo, del futuro, innamorati di Sorrento e della Penisola Sorrentina: il monumento-sepolcro, al cimitero comunale di Sorrento, che conserva le spoglie del pittore paesaggista russo Sil’vestr Feodosievič Ščedrin, che feci restaurare, da assessore alla Cultura di Sorrento, nei primi anni ’80. Ščedrin si innamorò dell’Italia, da bambino, a San Pietroburgo, attraverso i dipinti del Canaletto, esposti all’Hermitage. Soggiornò nel Bel Paese, a Venezia e a Roma, fino a quando, giunto a Napoli e, poi, a Sorrento, decise di rimanervi fino alla morte, alla giovane età di 39 anni. La sua tomba consta di un piccolo altare, sormontato da un arco, sotto il quale è stato posto un altorilievo di bronzo, raffigurante il pittore seduto, in posizione ricurva, con una tavolozza e dei pennelli nella mano sinistra e il braccio destro abbandonato verso il basso.

 

downloadLa tomba di Sil’vestr Ščedrin al Cimitero Comunale di Sorrento

 

D: Da Sorrento a Positano, cosa unisce donna Violetta a questa meravigliosa località della divina costiera e alle Isole Li Galli, che la fronteggiano?

R: A Positano e a Li Galli, entra in gioco la storia artistica di Violetta e la sua amicizia con il grande coreografo russo, Léonide Massine, che comprò gli “scogli” de Li Galli, nel 1924, dalla famiglia positanese dei Parlato, per 300.000 lire, intendendo farne un centro mondiale della danza. Il legame di Violetta con il celebre coreografo, interprete dei Balletti Russi di Sergej Djagilev, risale alla loro collaborazione, al Royal Ballet, per la rappresentazione de “Il cappello a tre punte” del coreografo Frederick Ashton. Nel mio romanzo descrivo una giornata trascorsa su Li Galli da Violetta con Massine e con Charles Forte, il grande imprenditore alberghiero italo-britannico. Una giornata piena di ricordi dei due artisti, dalla Scuola di Ballo del Teatro Bol’šoj, dalla quale entrambi erano usciti, alla loro collaborazione alla Royal Opera House di Covent Garden, sotto la direzione di Ninette de Valois.

 

MASSINE + Brigante 000133 (Copia) (2)Lèonide Massine a Li Galli (Foto Giulio Rispoli)

 

D: Al triangolo Vico Equense, Massa Lubrense e Positano non poteva mancare l’Isola di Capri.

R: Non poteva assolutamente mancare, perché Capri, con Sorrento, divenne il luogo di esilio e di soggiorno della colonia cultural-politica russa, che faceva capo allo scrittore Maksim Gor’kij e alla scuola bolscevica, frequentata anche da Lenin. Esiste una foto storica, sulla terrazza di Villa Blaesus, che ritrae proprio Gor’kij, mentre osserva Lenin e Aleksandr Bogdanov che giocano a scacchi. Quando la madre di Violetta, Irene, venne in viaggio in Italia, negli anni Sessanta, la figlia la condusse proprio a Capri, sui luoghi frequentati dai celebri artisti russi, nonché da coloro che sarebbero divenuti, in Russia, i capi della rivoluzione bolscevica, che abbatté il regime zarista.

 

Lenin_-_Bogdanov_-_GorkijBogdanov, Lenin e Gor’kij sulla terrazza di Villa Blaesus, a Capri, 1908

 

D: La vicenda di donna Violetta, dunque, attraversa, non solo i posti più belli della costiera sorrentino-amalfitana, ma anche la cultura e la storia di queste località?

Certamente. Violetta, come tutti gli inglesi, o naturalizzati inglesi, aveva letto “Siren Land” di Norman Douglas e, quindi, quando arrivò, per la prima volta, a Vico Equense, nel 1951, per un soggiorno di riposo di pochi giorni, alloggiando all’Hôtel Aequa, aveva già una conoscenza letteraria dei luoghi che sarebbero diventati, dal 1956 ad oggi, i percorsi della sua anima: Vico Equense, Sorrento, Massa Lubrense, Positano e Capri.

 

tumblr_m6dzzarSSe1qbwmhko1_500Violetta Elvin in una foto degli anni ’50

 

 

13 maggio 2016. Sant’Agata sui Due Golfi. Risto-Bar Centrale

 

 

Ciak, si legge! Settimo e ultimo appuntamento con la rassegna letteraria-cinematografica, organizzata dall’Associazione Giovanile “361°”. Dal romanzo di Elena Ferrante, “I giorni dell’abbandono” (2002), al film di Roberto Faenza, “I giorni dell’abbandono” (2005), con Margherita Buy, Luca Zingaretti e Goran Bregović.
Un filo tra i libri e il cinema, tra la letteratura e i grandi film. Un filo che lega tutta la serie di appuntamenti: si comincia con la proiezione di un film, tratto da un romanzo di successo e, in conclusione dello stesso appuntamento, sarà suggerito il libro da cui è tratta la pellicola presentata nel successivo. L’acquisto del libro, oggetto dell’incontro susseguente, sarà possibile alla fine di ogni appuntamento!
Conduzione e moderazione di Riccardo Piroddi. Letture di Rosaria Langellotto. Organizzazione generale e fotografie di Ilaria Ferraro, in collaborazione, per la parte tecnica, con i giovani dell’Officina “361°”.

 

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Adattamento

 

 

Tra le cose che non sono riuscito a imparare nella mia vita c’è di sicuro la capacità di adattarmi a un gruppo di persone con cui devo condividere uno scopo. In automatico mi pongo in contrapposizione. L’abilità a risultare simpatico a pelle, in quanto in una stanza con dieci persone di norma me ne resta simpatica una e allora ci piscio contro per dire che è mia. Nella mia vita non ho imparato a dire ciao. Odio dire ciao per convenzione. Il ciao è la stronzata più sopravvalutata del mondo, soprattutto se non è spontaneo ma normalizzante. Non ho imparato a socializzare naturalmente perché soffoco dopo due minuti. Non sono stato capace di creare coesione, omogeneità, ma sono scaltro nel creare divisione e nell’isolare cose e persone. Psicologicamente. Sono un individualista che lavora bene da solo. Per questo scrivo. Per scrivere mi basto. Ma poiché il fuori mi serve per mangiare… Un uomo consapevole del compromesso a cui è dovuto scendere è come me. Un uomo ispido e difficile da amare.

Patrick Gentile

 

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Quindici anni

 

 

Spesso vorrei essere ancora un quindicenne che domattina deve andare a scuola, che ha chi si prende cura di lui, le cui uniche responsabilità sono i compiti a casa e i compiti in classe. Che ha persone giovani e forti e abili intorno, prospettive e punti di fuga molto distanti, che dorme fino a mezzogiorno e si prepara a occupare solo tutto l’enorme spazio che c’è.

Patrick Gentile

 

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Il poeta ha fame di stelle

 

 

Nella notte,
il poeta ha fame di stelle.
Seppure leggera,
il poeta rende alle stelle
la luce abbagliante.
Tremolante,
come il suo cuore,
delle stelle il riflesso.
Il poeta ha fame di stelle.
Ciò che sarebbe potuto accadere
sono le stelle,
o ciò che accadrà.
Anime belle
che danzano,
sono le stelle.
Respiro del tempo,
sono le stelle.
Cicatrici d’amore,
versi nel cielo
sono le stelle
Il poeta ha fame di stelle.
Il poeta ha fame di te…

(Maggio 2016)

 

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Gesù di Nazareth

 

 

Io quando capito su “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli crollo. Tutto in me crolla. Ogni mia convinzione, dogma, paradigma. Sarà che, l’avrò detto cento volte, mi innamorai di Gesù che avevo sette anni. Io davanti a questo Gesù mi sento l’ultimo degli ultimi, il più errante e peregrino fra gli uomini. Al punto che se posasse la sua mano sulla mia testa io non avrei che lacrime. E mi inginocchierei. A baciargli i piedi.

Patrick Gentile

 

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