In questo mio articolo, intitolato Guerra e parodia: il disincanto eroicomico ne La secchia rapita di Alessandro Tassoni, pubblicato sulla rivista quadrimestrale di carattere scientificoINT’L – L’umanizzazione della guerra, diretta da Michele Patruno, propongo una rilettura de La secchia rapita di Alessandro Tassoni, poema che segna una svolta nella tradizione epica del Seicento. Partendo da un episodio marginale – la contesa tra Modena e Bologna per un secchio di legno – Tassoni usa lo stile alto dell’epica per raccontare una materia volutamente bassa. Il risultato non è solo comico: è una critica della retorica eroica, del potere e delle rivalità politiche del tempo. Tra parodia e satira, La secchia rapita smaschera l’illusione della grandezza e inaugura una visione moderna della letteratura come strumento critico.
“Tutte le nostre cose son cosi fatte: uno zibaldone mescolato di dolcie et amaro e mille sapori varii”.
Questa citazione è presa da una delle tante lettere che Luigi Pulci scrisse a Lorenzo de’ Medici, il principe che, per la sua autorevolezza nel potere e interesse per le arti, fu chiamato il Magnifico. Ma in fondo, non è che la massima aurea di chi ha compreso l’incomprensibilità del destino dell’uomo, e senza rimpianti si lascia trascinare dal vento...