Archivi giornalieri: 16 Maggio 2024

Pia de’ Tolomei

 

 

 

Nel soave fluire dei versi danteschi, tra le righe vergate di un’opera eterna come la Divina Commedia, appare la figura di Pia de’ Tolomei, donna di nobile lignaggio e tragico destino. La sua storia si intreccia con le trame del Purgatorio, nel canto V, dove le anime dei morti di morte violenta si purificano prima di ascendere al cielo.
Pia de’ Tolomei appare con grazia eterea, avvolta in un’aura di melanconia. Il suo spirito, sospeso tra ricordi terreni e speranze ultraterrene, evoca una tenerezza infinita e una dignità senza tempo. Dante, con il suo sguardo attento e pietoso, cattura l’essenza di questa donna che, pur nel dolore, conserva una bellezza immacolata e una forza d’animo rara.

Deh, quando tu sarai tornato al mondo
e riposato de la lunga via
”,

seguitò ‘l terzo spirito al secondo,
ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che ‘nnanellata pria
disposando m’avea con la sua gemma
”.

(Purg., V, 130-136)

Con queste parole, Pia si presenta a Dante, rivelando in pochi versi la sua identità e la sua tragedia. Nata a Siena, è stata vittima di un tradimento crudele. Il suo destino è stato segnato dall’inganno e dalla violenza, ma nelle sue parole risuona una pacata accettazione, una serena consapevolezza della sua sorte.
La figura di Pia de’ Tolomei è un simbolo di fedeltà, un’eco lontana di amori perduti e speranze infrante. La sua presenza nel Purgatorio è come un fiore delicato in un giardino di spine, un ricordo dolce e amaro che sopravvive ai secoli. La sua storia, sebbene intrisa di sofferenza, brilla di una luce pura e inviolata, un faro di umanità e compassione.
In Pia de’ Tolomei Dante coglie l’essenza della fragilità umana e della resistenza dell’anima. La sua breve apparizione è sufficiente a imprimere un segno indelebile nel cuore del lettore, un monito sulla vanità delle ambizioni terrene e sulla nobiltà del perdono. Con la sua voce sommessa e il suo sguardo mesto Pia ci invita a riflettere sulla caducità della vita e sull’eternità dello spirito.
E così, nel silenzio del Purgatorio, risuona ancora la voce di Pia, un canto di dolore e di speranza che si leva come un sussurro tra le stelle. La sua figura, scolpita nei versi immortali di Dante, continua a vivere, a parlare, a commuovere, testimone di una bellezza che trascende anche il tempo!

Pio Fedi, “Pia de’ Tolomei e Nello della Pietra”, 1861 – Firenze, Palazzo Pitti

 

 

 

 

 

Novum Organum di Francis Bacon

“Sapere è potere!”

 

 

 

Il Novum Organum, pubblicato nel 1620, costituisce, senza dubbio, una pietra miliare nella storia del pensiero scientifico e filosofico. Francis Bacon, in quest’opera, non solo critica i metodi di conoscenza allora dominanti, ereditati dalla tradizione aristotelica e scolastica, ma propone anche un nuovo metodo, basato sull’induzione e sulla sperimentazione empirica. La sua visione mira a riformare il processo di acquisizione della conoscenza per avanzare nel progresso tecnico e scientifico.
Uno degli aspetti centrali del Novum Organum è rappresentato dall’introduzione del metodo induttivo. Contrariamente al metodo deduttivo aristotelico, che parte da premesse generali per arrivare a conclusioni specifiche, il metodo baconiano suggerisce di partire dall’osservazione di fatti particolari per generalizzare le leggi della natura. Bacon critica aspramente la logica aristotelica, ritenendola inadeguata per la scoperta di nuove verità. Il suo approccio è rivoluzionario, perché propone di costruire il sapere sulla base di dati empirici, organizzati attraverso tavole di presenza, assenza e gradi.
Bacon anticipa l’importanza del progresso tecnologico quale frutto della scienza applicata, mettendo in luce come la conoscenza accurata della natura possa condurre al miglioramento delle condizioni umane attraverso invenzioni e scoperte. Immagina, altresì, una scienza che sia utile e produttiva, non solo speculativa, visione che prefigura lo sviluppo della metodologia scientifica moderna e pone le basi per la futura rivoluzione industriale.
Dal punto di vista logico, Bacon introduce la teoria degli “idola”, termine latino che si riferisce a false nozioni o idoli, che ingannano l’intelletto umano. Gli idola rappresentano pregiudizi o errori sistematici di pensiero, che distorcono la percezione della realtà e ostacolano la scoperta della verità attraverso il metodo scientifico. Il filosofo identifica quattro categorie principali di idola, ognuna delle quali contribuisce in modo diverso alla corruzione della mente umana.
Gli idola tribus sono gli idoli associati alla natura umana in generale. Bacon sostiene che questi pregiudizi siano innati nella mente e derivino dalla sua tendenza a percepire più ordine e regolarità nella natura di quanto in realtà esista. Ad esempio, gli esseri umani tendono a vedere causalità in eventi coincidentali o a percepire modelli e significati anche dove non ne esistono. Questo tipo di errore logico può portare a conclusioni errate e impedire un’indagine oggettiva della realtà. Gli idola specus si riferiscono agli “idoli della caverna”, ovvero ai pregiudizi personali che ogni individuo sviluppa in base alla propria educazione, ambiente, esperienze e inclinazioni personali. Questi idoli sono paragonabili a preferenze personali che possono colorare il modo in cui si interpretano e filtrano le informazioni. Ad esempio, uno scienziato potrebbe favorire teorie che si allineano meglio con la sua formazione specialistica, ignorando o minimizzando l’importanza di dati che supportano teorie alternative. Gli idola fori sono gli “idoli del mercato”, derivanti dall’uso improprio del linguaggio e delle parole. Bacon sostiene che il linguaggio, essendo un costrutto umano, sia intrinsecamente impreciso e spesso carico di ambiguità e connotazioni che avrebbero potuto portare a misconoscimenti e malintesi. Le parole sono spesso inadeguate per descrivere la realtà in modo esatto e possono distorcere la comprensione. Infine, gli idola theatri sono gli “idoli del teatro”, che derivano dalle dottrine filosofiche e dai principi errati delle scienze e delle arti. Questi idoli includono le fallacie che emergono dalle teorie non verificate e dai sistemi filosofici accettati senza questioni. Tali sistemi sono paragonati a “produzioni teatrali”, che presentano una versione della realtà distorta e sceneggiata, lontana dalla verità empirica e oggettiva. La teoria degli idola ha importanti implicazioni per il metodo scientifico. Essa mette in guardia contro il pericolo di affidarsi troppo alla percezione sensoriale e intellettuale non critica. Invece, suggerisce la necessità di un approccio sistematico e meticoloso nella raccolta e analisi dei dati, libero da pregiudizi personali, linguistici e culturali. Bacon propone, quindi, un metodo di indagine che miri a purificare la mente da questi idoli attraverso la sperimentazione ripetuta e l’osservazione accurata, ponendo così le basi per la scienza moderna. La teoria degli idola, quindi, costituisce una critica radicale alla conoscenza umana tradizionale e un appello alla vigilanza epistemologica nell’indagine scientifica. Bacon sottolinea l’importanza di superare questi ostacoli epistemologici per raggiungere una vera comprensione della natura, promuovendo un approccio più rigoroso e sistematico alla scienza.


Il Novum Organum si inserisce in un contesto filosofico dominato dal razionalismo e dall’empirismo, influenzando profondamente entrambe le correnti. Bacon, pur non essendo un empirista nel senso stretto, promuove un’indagine della realtà basata sull’esperienza sensoriale come antidoto alle false nozioni e ai pregiudizi che, secondo lui, ostacolano la conoscenza vera. La sua critica verso le autorità del passato, come Aristotele, e la sua sfiducia nei confronti della pura deduzione razionale lo collocano in un movimento di pensiero che cercò di liberare la ricerca scientifica dalle catene della tradizione e della superstizione.
L’opera, perciò, costituisce molto più di un semplice trattato di metodologia scientifica; è un manifesto che chiama a un nuovo ordine cognitivo in cui la scienza diventa il motore del progresso materiale e morale dell’umanità. Riflette e contribuisce a una trasformazione epocale nella concezione del sapere, promuovendo una visione pragmatica e utilitaristica della conoscenza. Bacon, con la sua logica induttiva e l’enfasi sull’importanza delle scoperte tecnologiche, non solo ha disegnato il contorno del moderno metodo scientifico, ma ha anche preparato il terreno per la rivoluzione scientifica che avrebbe preso piede nel corso del secolo successivo.
Il Novum Organum, pertanto, rimane un testo fondamentale per comprendere l’evoluzione del pensiero scientifico e la sua interazione con le correnti filosofiche del Seicento, evidenziando come la scienza possa essere strumentalizzata per il miglioramento sociale e tecnologico.